La Regola del vino

Articolo pubblicato a luglio 2017 su LorenzoVinci (https://goo.gl/a11sAf)

Stimolato dalla presentazione alla stampa avvenuta lo scorso mese a Milano presso il Mot, il Bistrot che s’ispira alla cucina semplice e gustosa del Friuli e del Trentino Alto Adige, ho voluto approfondire la conoscenza di Podere La Regola, dei fratelli Flavio e Luca Nuti, terza generazione di una famiglia legatissima al territorio di Riparbella, sulle colline pisane a soli 4 km dal mare.

Terra questa che già ai tempi degli Etruschi, circa 3.000 anni fa, era conosciuta per il suo vino, seppur all’epoca veniva  diluito con acqua, cui erano aggiunte spezie, fiori e miele.

Fu il loro bisnonno a cominciare con una piccola produzione per consumo familiare, nei primi del ‘900 in località La Regola, ma fu suo figlio, Nilo, che continuò questa piccola produzione di vino e nei primi anni ’30 diede inizio a quell’attività di servizi agricoli che il padre di Luca e Flavio, Rolando, trasformò in una moderna impresa estendendo l’attività anche alle aziende vitivinicole, lavorando soprattutto su impianti d’allevamento e vigneti.

Tra i clienti le più rinomate cantine della vicina Bolgheri, da cui probabilmente hanno carpito quei “segreti” che hanno dato il la nel 1990 alla creazione dell’azienda, così come la conosciamo oggi. Luca, agronomo, si occupa della produzione e Flavio, avvocato, segue la parte amministrativa, marketing e commerciale.

Le influenze bolgheresi sono evidenti: tra i primi ad impiantare in zona vitigni bordolesi (Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Petit Verdot, Sauvignon Blanc, Chardonnay, Viogner e Gros Manseng) senza mai abbandonare gli autoctoni già coltivati dal bisnonno Corrado (Sangiovese, Vermentino Toscano, Malvasia e Colombana). La loro prima bottiglia ha visto la luce con l’annata 1997.

L’azienda è interamente convertita all’agricoltura biologica, conta 20 ettari di vigneto, in pianura e in collina, che al massimo ne diventeranno 30. Poche bottiglie (tra 70mila e 100mila la produzione annua) ma di qualità, un vino sano, salubre, prodotto nel pieno rispetto del territorio. In vigna si assiste a lavori solo manuali, inclusa vendemmia, qualsiasi intervento solo se è ecosostenibile, in linea con uno stile sempre più biodinamico.

Tutto ruota intorno all’interazione e al contatto tra l’uomo, la natura e l’arte. Un cammino tracciato anche con la costruzione della nuova cantina che ha al suo interno un percorso artistico allestito dal maestro Stefano Tonelli, che termina nella barricaia interamente affrescata e ispirata al “sogno del vino” e alla sua “gestazione”. Il tutto finalizzato anche a stimolare il tessuto sociale circostante, dove la nuova cantina vuole essere una “Ambasciata territoriale”, un luogo di incontro, di scambio culturale e soprattutto artistico.

Molto varia la produzione, tre i vini bianchi, un rosato, 6 rossi, un passito e l’ultimo nato, un insolito Spumante Metodo Classico da Gros Manseng (95%) e Chardonnay, un brut millesimato 2013, 36 mesi sui lieviti, la prima tiratura di prova fu nel 2008. Ottima la pulizia di bocca, sapidità e mineralità il marchio di fabbrica.

Si prosegue con il bianco IGT Lauro 2013, blend di Viogner e Chardonnay che incanta la Borgogna partendo da Riparbella. Veloce macerazione sulle bucce, sei mesi di maturazione in tonneau dove svolge anche la fermentazione malolattica. Naso tropicale, un leggero sentore d’idrocarburo, accenni di ginestra accompagnati dai freschi sentori della nespola. L’ingresso in bocca è deciso, il corpo prominente, il tannino fa capolino, lunga la persistenza aromatica, la beva è impegnativa ma molto gastronomica, un vino che sicuramente non gioca sulla freschezza ma che durerà nel tempo.

Tra i rossi, il Vallino 2014, primo vino imbottigliato dalla tenuta,  fu vinificato nelle barrique usate per il Sassicaia, un Sangiovese con dei sentori di Cabernet. Oggi è prodotto principalmente con il 75% di Cabernet Sauvignon e piccole quantità di Sangiovese e Syrah. Annata climaticamente non eccelsa, ma il microclima di Riparbella (né poca né troppa pioggia) ha permesso di mettere sul mercato un buon vino, non muscoloso ma fine e soprattutto piacevole da bere.

Un consulente enologo come Luca Rettondini, winemaker di uno tra i gioielli dell’enologia italiana, Le Macchiole, ha posto il sigillo di qualità assoluta al cru La Regola 2012, un IGT Toscana Rosso, 85% Cabernet Franc, 10% Merlot e 5% Petit Verdot, raccolte in piena maturazione, 12 mesi di affinamento in barrique nuove della Borgogna dalle tostature importanti, almeno 12 mesi in bottiglia. Eleganza, profondità e avvolgenza pura. Dal 2015 finalmente sarà un Cabernete Franc in purezza!

Infine un Passito Bianco di Toscana IGT, vinificato come un vin santo, il Sondrete 2006, uno dei pochi ancora prodotti sulla costa, ha una struttura molto chiantigiana, Malvasia, Trebbiano e Colombana, sette anni in caratelli semicolmi chiusi con tappo e cemento, notevole lo zucchero residuo (circa 300 g/l), ma il buon livello di acidità rende la beva piacevole. Ottima la corrispondenza naso/bocca, chiude su sensazioni sapide che invogliano a un altro sorso.

La “Regola” quindi? Diverse ma mai severe, perché il vino è (o dovrebbe essere!) per tutte le tasche, scelta democratica, fedele a se stesso specie se nasce da un sentimento, dal ricordo del nonno, controcorrente, contro il mercato seguendo dei valori, unicità e semplicità!

[Photo Credit: Antonio Cimmino, Podere La Regola]

 

 

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