VinoNews24 – Le Langhe di Parusso, visione autentica tra radici storiche e scelte audaci

Articolo pubblicato a novembre 2024 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/57m9zrvj)

Marco Parusso, titolare dell’omonima cantina di Monforte d’Alba, racconta la sua azienda e il suo modo unico e non omologato di interpretare le Langhe e i suoi vini.

Marco Parusso è una delle figure più emblematiche del panorama vitivinicolo delle Langhe. Negli anni ha sviluppato una visione profondamente personale, sfidando i canoni classico del Barolo e mantenendo al contempo un profondo legame con le radici della sua terra. Insieme alla sorella Tiziana ed ai rispettivi figli, Francesco e Giulia, guida l’omonima azienda familiare con sede a Monforte d’Alba.

Fondata nel 1901, la cantina Parusso ha attraversato oltre un secolo di trasformazioni. L’avventura inizia con Gaspare Parusso, bisnonno di Marco, che acquistò i primi vigneti a Mariondino, una delle zone più prestigiose di Monforte d’Alba. Negli anni ‘70 Armando, padre di Marco e Tiziana, amplia l’azienda e consolida la produzione. Nel 1986, Marco si unisce al padre, portando in azienda l’innovazione appresa durante gli studi alla scuola enologica di Alba, e qualche anno dopo, anche Tiziana si unisce al progetto familiare. Nel 1990 i due fratelli danno vita alla cantina così come la conosciamo oggi. Attualmente l’azienda conta 28 ettari di vigneti, suddivisi in 17 parcelle sparse tra Monforte e Castiglione Falletto, da cui nascono circa 150mila bottiglie all’anno, con una significativa attenzione ai cru di Barolo.

Francesco Parusso, Tiziana Parusso, Giulia Poggi e Marco Parusso
IL PARUSSO-PENSIERO: “NIENTE SCORCIATOIE”

Il pensiero di Marco Parusso non si adagia mai su formule statiche: il suo approccio è un continuo dialogo con la terra e con la tradizione, che lui rivisita con tecniche contemporanee e antiche pratiche, inseguendo un’armonia profonda tra uomo e natura. Per Parusso, ogni vendemmia rappresenta un dialogo con il terroir, è un percorso fatto di interrogativi nuovi, a cui si cerca di rispondere affrontando anche strade abbandonate, quelle non rientranti nelle solite sensibilità o mai obbligati a frequentare, un modo per avvicinarsi sempre di più a un ideale di vino autentico e mai scontato.

“L’uomo per guadagnare di più tende a prendere scorciatoie, spesso a discapito di sé stesso e degli altri – racconta Marco Parusso – Nel nostro approccio, la coltivazione della vigna e la produzione del vino richiedono invece un rispetto profondo e una comprensione delle sfumature della natura. Il ciclo della vita e della vite sono identici, quando l’ho capito è cambiato il mio rapporto con la natura. Ho messo in discussione i miei stessi errori, capendo che la differenza la fa l’interprete, ossia l’uomo, più che il territorio, il clima o il vitigno. I vini che farà mio figlio Francesco saranno diversi dai miei, sicuramente, interpreterà il tutto alla sua maniera. L’importante è sapere sempre qual è l’obiettivo, che vino si vuole fare, come ci si è organizzati in vigna e in cantina, quali tecnologie si hanno a disposizione. Ogni anno devi prenderti il rischio più che puoi, più tardi vendemmi più notizie porti a casa per decidere il da farsi.”

DALLA TEORIA ALLA PRATICA

Le parole di Parusso trovano espressione concreta nel rigore delle pratiche adottate in vigna e in cantina. Si privilegiano pratiche naturali con limitato intervento umano che rispettano i ritmi della terra e le condizioni climatiche. Sebbene si eviti l’uso di sostanze chimiche e di sintesi, pragmaticamente, se la situazione lo richiede, s’interviene con alcuni trattamenti. Viene utilizzato un humus ricco, e non acido, di sostanze organiche per reintegrare il suolo e bilanciare le caratteristiche di ciascuna zona, in modo da ottimizzare la produzione senza forzare la naturalezza delle vigne.

Un tratto distintivo della filosofia di Parusso è la maturazione prolungata delle uve in pianta, per raggiungere una maturità fenolica piena. Dopo la raccolta, le uve sostano nella “sala di riposo” per tre o quattro giorni, in un ambiente saturo di propoli, a temperature che variano tra i 12 gradi notturni e i 24 diurni. Questo processo, unico nel suo genere, ammorbidisce le bucce e i raspi, agevolando una migliore estrazione aromatica e conferendo ai vini complessità e finezza tannica.

Questa iper-ossigenazione, controllata, è uno dei suoi capisaldi anche in vinificazione. La fermentazione avviene a grappolo intero, raspo compreso, e si distingue per l’uso di roto-maceratori orizzontali, rari in terra di Barolo, che permettono una dinamizzazione del processo tramite il controllo delle temperature. Questa tecnica permette a basse temperature di preservare le note agrumate tipiche del terroir, mentre un repentino innalzamento della temperatura consente di estrarre più colore e donare una texture più materica da incorporare al fresco tannino. L’affinamento avviene in botti piccole di rovere molto porose. Il vino è in contatto con una gran quantità di feccia, definita da Parusso come “madre” per il suo ruolo protettivo, mentre il bâtonnage, definito come “padre”, dona dinamismo, spinta e struttura finale al vino.

ALLA RICERCA DEL VINO ASSOLUTO

L’obiettivo di Parusso è produrre vini complessi, strutturati, ma mai aggressivi, capaci di evolvere in bottiglia per anni, rivelando continuamente nuove sfumature con eleganza ed una tannica acida. Vini vivi, dinamici, dove c’è sempre equilibrio tra potenza e bevibilità. “Cerco, con presunzione, un vino assoluto, capace di adattarsi a ogni occasione, un vino che esprima sempre il meglio, così dinamico da essere servito caldo o freddo, giovane o maturo – spiega Parusso – È questo quello che ho in testa e continuo a cercare, magari non lo troverò mai, non riuscirò mai a produrlo, ma è il mio obiettivo.”

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Le varietà autoctone dolcetto, barbera e nebbiolo, quest’ultimo utilizzato per la produzione di ben sei Barolo, di cui due riserve, rappresentano il cuore della produzione Parusso, insieme a due spumanti metodo classico e due bianchi a base sauvignon.

Parusso Metodo Classico Extra Brut 2018
Nebbiolo vinificato in bianco, con rifermentazione in bottiglia grazie al mosto della stessa uva appassita, e 48 mesi di permanenza sui lieviti. Il coup de poigne rigorosamente manuale. Un blanc de noir caratterizzato da un perlage molto fine e persistente, si presenta di un colore rosa antico molto naturale, di grande freschezza, finezza ed eleganza. Dopo quasi due anni dalla sboccatura (novembre 2022) i sentori di frutta secca tostata sovrastano leggermente la freschezza dei piccoli frutti rossi. Al palato, la freschezza acida è ben bilanciata dalla struttura tannica tipica del nebbiolo, garantendo una piacevole beva e una buona longevità.

Parusso Metodo Classico Extra Brut Rosé 2014
Edizione limitata, con affinamento sui lieviti per 100 cento mesi, sboccato ad ottobre dello scorso anno e non dosato. Il colpo di polso per riportare in sospensione e riattivare i lieviti nei primi anni viene eseguito ogni quattro/cinque mesi, dopo solo annualmente. Un’aromaticità molto più spinta al naso, che rivela note di rosa e frutta candita. In bocca si mescolano note di frutta matura, uva passa e miele creando un intrigante contrasto dolce-acido con il tannino. Con i suoi sette grammi di acidità per litro, si presenta luminoso con eleganti screziature ambrate.

Rovella Langhe Doc Bianco Sauvignon Blanc 2021
Ottenuto da una selezione di uve sauvignon blanc, piantate più di 20 anni fa a Castiglione Falletto e Monforte d’Alba, questo bianco fermenta e affina alla borgognona maniera, svolgendo anche la malolattica, in piccole barrique di rovere, e maturando a contatto con i suoi lieviti. Al naso emergono sentori di cedro candito che si mescola a delle spezie dolci. Al palato una certa consistenza ed una texture tannica che scivola elegante e fluida. La versione con tappo a vite accentua verticalità e dinamismo, mentre quella con tappo diam 30 offre una tannicità più matura ed una cremosità più avvolgente.

Nebbiolo Langhe Doc Ël Sartù 2022 tappo a vite
Un omaggio al sorto di Monforte d’Alba, un tempo proprietario dei terreni dove è allevato questo nebbiolo. Si presenta con sentori vinosi e floreali, seguiti da agrumi ed erbe. Al palato è fragrante e immediato, con tannini dolci che lo rendono piacevole nella beva sin dai primi mesi in bottiglia.

Barolo Bussia Docg 2020
Ottenuto da uve nebbiolo delle vigne Rocche e Munie, questo barolo esprime eleganza e profondità. I ceppi, molti dei quali hanno oltre 50 anni, sono su terreni marnosi e limosi che conferiscono al vino finezza e complessità. Note di tartufo e balsamiche caratterizzano il bouquet; in bocca, tattile e setoso, si distingue per il tannino dolce e le delicate spezie.

Barolo Mosconi Docg 2020
Prodotto nel cru Mosconi, una zona più calda a sud di Monforte, questo barolo, classico e austero, presenta sentori terrosi e di sottobosco, insieme a note di tabacco e cuoio, alternate a sensazioni troppo vegetali. In bocca è ampio, con una struttura tannica decisa ma vellutata. Il finale, lungo e persistente, chiude leggermente amaricante. Un vino che gioca di sciabola e non di fioretto, che forse rientra più nell’immaginario del barolo che nel Parusso pensiero.

Barolo Riserva Bussia Vigna Rocche “Etichetta Oro” Docg 2015
Una riserva di nebbiolo da single vineyard, prodotta solo in annate particolari. Nasce a Bussia nella prestigiosa vigna Rocche e ha un colore rubino che più brillante non si può. Espressivo, sfaccettato, intenso in quelle sensazioni di petali di rosa essiccati, il ricordo delle ciliegie sotto spirito, del tartufo delle Langhe. Potente ma raffinato, avvolgente ma non invadente, un tannino ricco e dalla marcata acidità. Un barolo che riflette l’uomo Marco alla ricerca di “un distillato non diluito che sa di frutta” e non di un vino che sa di alcol.

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