VinoNews24 – Due temporary wine e KombWine: il nuovo viaggio del pirata Andrea Moser

Articolo pubblicato ad aprile 2025 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/bdh27dct)

I temporary wine 2023 segnano una tappa speciale nel viaggio di Andrea Moser: due vini che raccontano i suoi figli e il legame con la terra. E mentre esplora le nuove espressioni di pinot bianco e di pinot nero, con Komb(w)ine ridefinisce l’idea stessa di bevanda fermentata.

Andrea Moser è un esploratore che rompe le convenzioni, un “pirata” che oltre ai nuovi temporary wine ora lancia una nuova categoria: i KombWine. Uscendo dalla sua comfort zone con un progetto personale – AMProject – l’enologo (trentino di nascita e altoatesino d’adozione) ha scelto di presentare i suoi nuovi temporary wine contestualmente al primo e provocatorio progetto no-alcol.

Con AMProject, Moser affianca produttori che condividono i suoi valori e realizza una produzione personale di temporary wine, vini unici prodotti una sola volta, espressioni pure di un luogo e di un’annata.

CON I TEMPORARY WINE 2023 IL RITORNO A CASA

Per la seconda annata dei suoi temporary wine, Andrea Moser ha scelto di dedicare i due vini ai figli. Fly Pinot Bianco 2023, che incarna la leggerezza e la profondità di Jan, e Run Pinot Nero 2023, che riflette l’energia travolgente di Dominik. Entrambi provengono dallo stesso vigneto a Mazzon di Caldaro, esposto a est a 550 metri di altitudine. Il suolo, di origine glaciale, ricco di limo e argilla e porfido, accoglie questi vitigni “fratelli” che si dividono equamente i 4mila metri quadrati condotti in regime biodinamico. Un ritorno a casa per Andrea, che ha scelto di vinificare qui per tre anni, sperimentando diverse interpretazioni e lasciando che ogni vino racconti la sua annata senza compromessi.

Accanto a questi progetti, Moser continua la collaborazione con Giulio de Vescovi e Denis Zeni per la produzione di due metodo classico di alta quota: il Blank Blanc de Blancs Pas Dosè 2020, chardonnay in purezza, e il K500 Blanc de Noirs Pas Dosè 2016, 100% pinot nero.

Fly e Run, i nuovi temporary wine di Andrea Moser
Fly Pinot Bianco Vigneti Delle Dolomiti IGT 2023

Un pinot bianco che non cerca scorciatoie, né protezioni. È puro, essenziale, verticale. La vinificazione è stata pensata per esaltare la naturalezza dell’uva, niente legno invasivo e niente estrazioni forzate: le uve raccolte a mano sono state lasciate 18 ore in cella a macerare a freddo, poi diraspate e pressate con una macerazione sulle bucce di 12 ore. Il mosto ha fermentato spontaneamente in un’anfora di Tava da 750 litri e in due barrique di secondo passaggio, senza aggiunta di solforosa se non in minima quantità (meno di un quarto rispetto ai limiti consentiti). Metà della massa ha svolto la fermentazione malolattica. L’affinamento di 12 mesi sulle fecce fini ha previsto solo bâtonnage occasionali e un travaso finale prima dell’imbottigliamento a settembre 2024.

Al naso emergono sentori di agrumi, fiori bianchi, un accenno di erbe aromatiche ed una vena salina che ricorda la salsedine. In bocca è minerale, teso ma non aggressivo, con una sapidità che si fa strada lentamente e guida il sorso, elegante e preciso, verso un lungo finale dove affiorano note di mandorla tostata e scorza di cedro. 1.280 bottiglie che non cercano di piacere a tutti e che non si dimenticano.

Run Pinot Nero Vigneti Delle Dolomiti IGT 2023

Run è un pinot nero agile e scalpitante che non cerca la Borgogna né il classico Alto Adige, ma solo la freschezza del frutto e la tensione di Mazzon di Caldaro. La vinificazione ha seguito un approccio non convenzionale: metà delle uve è stata lavorata a grappolo intero, metà diraspata e pigiata, macerazione prefermentativa a freddo per una settimana e fermentazione spontanea con due follature manuali al giorno. Dopo tre settimane sulle bucce, il vino viene separato, il fiore affina in un’anfora di Tava, mentre il resto in due barrique nuove, con pochissimi interventi. Un solo travaso ad agosto 2024 e poi l’imbottigliamento a settembre.

Il colore è rosso rubino brillante, con riflessi violacei. Al naso è diretto e croccante: lampone, ciliegia, ribes rosso, con tocchi di pepe bianco e macchia mediterranea. In bocca è scattante, nonostante il titolo alcolometrico (14% vol.) il sorso è succoso con un’acidità viva e una trama tannica sottile ma presente. Il finale è salino, con una scia fresca che invoglia al sorso successivo. Solo 1.550 bottiglie per un unconventional pinot nero dall’energia contagiosa.

Blank Blanc de Blancs Pas Dosè 2020

Chardonnay, coltivato in tre vigneti ad una quota compresa tra i 650 e i 750 metri su dei terreni calcarei con esposizione ovest-sudovest situati a Martignano, Montevaccino ed in Val di Non. La fermentazione avviene in parte con lieviti indigeni, in parte con lieviti selezionati, per l’80% in acciaio e per il restante 20% in una barrique esausta, dove svolge anche la fermentazione malolattica. Matura tre anni sui lieviti prima della sboccatura senza dosaggio. Il risultato è una bollicina di montagna, precisa e verticale: il perlage è finissimo, al naso ci sono sentori di mela verde, fiori bianchi, miele di acacia, agrumi canditi, un accenno di pasticceria e una sottile sfumatura affumicata, mentre il palato è fresco, con una sapidità che ricorda i gusci delle vongole, ma molto cremoso che esalta la purezza dello chardonnay creando un ottimo equilibrio tra struttura e piacevolezza di beva.

K500 Blanc de Noirs Pas Dosè 2016

Ottenuto da pinot nero coltivato a 500 metri a Spormaggiore in Val di Non, nasce su terreni di origine pleistocenica, argillosi e calcarei che donano al vino struttura profonda e complessità aromatica. La vendemmia è manuale e le uve sono raccolte in piccole cassette per preservarne l’integrità. La pressatura dell’uva intera garantisce una resa in mosto del 50-55%, seguita da una decantazione statica a freddo. La fermentazione avviene a temperatura controllata, in parte in acciaio e in parte in legno, per conferire maggiore complessità al vino. Inizialmente il vino base, prima della presa di spuma, affina quasi un anno sulle proprie fecce nobili. Degorgiato e non dosato a dicembre 2022 dopo una maturazione sui lieviti di 54 mesi. Nel calice, il K500 si presenta con un colore rosa tenue, una tonalità che non tradisce affatto il suo metodo di vinificazione a grappolo intero e la sua anima da pinot nero in purezza. Il perlage è fine e persistente, l’eleganza non solo visiva è immediatamente percepibile. Il profilo aromatico si distingue per una raffinata complessità, emergono delicati sentori di frutti rossi di sottobosco, lampone e ribes, accompagnati da essenze floreali e note evolutive di crosta di pane. Sullo sfondo, una sottile vena minerale richiama il terroir della Val di Non. La lunga permanenza sui lieviti e l’assenza di dosaggio esaltano la purezza espressiva del vino, che si mantiene nitido e vibrante. Al palato una struttura avvolgente e la tessitura cremosa è ben sostenuta da una vivace acidità che ne definisce il carattere. La sapidità amplifica la persistenza gustativa, lasciando una scia elegante e pulita. Produzione limitata a poco più di mille esemplari annui.

OLTRE I TEMPORARY, KOMBWINE NUOVA STRADA SENZA ALCOL

La filosofia di Andrea Moser lo ha sempre spinto oltre, a esplorare nuove strade per esprimere la sua idea di fermentazione, non solo legata al mondo del vino. Da questa visione nasce Komb(w)ine, un progetto innovativo che fonde il mondo del vino con quello della kombucha (bevanda ottenuta dalla fermentazione del tè).

L’idea prende forma nel 2022 dall’incontro tra Andrea ed Ettore Ravizza, fondatore di Legend Kombucha, una delle realtà più importanti in Italia nella produzione artigianale di kombucha. Insieme decidono di esplorare un territorio ancora poco battuto: la fermentazione del mosto d’uva con il SCOBY (Symbiotic Culture of Bacteria and Yeast), il mix simbiotico di batteri e lieviti usato per la kombucha.

Il risultato non è né un vino dealcolato né una semplice kombucha, ma una nuova categoria: un’alternativa complessa e autentica per chi non consuma alcol, senza rinunciare a un’esperienza gustativa ricca. L’obiettivo non è sottrarre alcol al vino, ma creare qualcosa di inedito, con una propria identità.

Andrea Moser, Ettore Ravizza e la prima bottiglia di KombWine
COME NASCE KOMBWINE

La produzione di KombWine combina tecniche enologiche e metodi di fermentazione della kombucha. Si parte da uve di alta qualità, raccolte a perfetta maturazione e lavorate in modo artigianale e naturale. Il mosto, invece di fermentare con i classici lieviti del vino, viene trasformato grazie al SCOBY, che avvia un processo spontaneo di fermentazione, sviluppando una bevanda complessa e naturalmente priva di alcol. Dopo la fermentazione iniziale, KombWine affina per alcune settimane per raggiungere un perfetto equilibrio tra acidità, struttura e aromaticità. Il risultato è una bevanda leggermente frizzante, con sfumature aromatiche che ricordano il vino, ma con maggiore freschezza e leggerezza. A differenza dei vini dealcolati, KombWine nasce senza alcol e senza l’aggiunta di zuccheri, conservanti o aromi artificiali. La sua complessità deriva esclusivamente dal mosto d’uva e dal processo fermentativo. Come la kombucha, mantiene una componente viva di fermentazione, con probiotici che favoriscono la digestione e il benessere intestinale.

In questa prima versione, il profilo aromatico riflette abbastanza il varietale del mosto utilizzato (moscato bianco), con note agrumate, sentori di uva spina a cui si aggiungono delle sfumature balsamiche, probabilmente proprie della varietà di tè utilizzato. Un profilo che abbinato alla vibrante acidità ed alla delicata effervescenza lo rendono un’alternativa intrigante: non per sostituire il vino, ma per ampliarne le sue possibilità espressive. Prossimamente son previste altre versioni di Komb(w)ine, chissà se tra queste ce ne sarà anche una da sauvignon blanc, una delle (o la) varietà preferita di Andrea.

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