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VinoNews24 – L’equilibrista della Valpolicella, il ritorno dell’Amarone Famiglia Farina

Articolo pubblicato a marzo 2026 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/45hu5w7k)

Dalla prima annata 2015, ispirata al 1968, fino alla versione più recente in commercio (2021), l’Amarone della Valpolicella Classico Famiglia Farina si muove lungo un filo sottile tra austerità e sostanza. Rinuncia alla sola massa per cercare equilibrio, tensione e leggibilità dell’annata, mantenendo però intatta la sua identità territoriale.

C’è un’immagine utile per leggere l’Amarone della Valpolicella Classico DOCG Famiglia Farina: quella di un funambolo. Non tanto per l’instabilità che evoca, quanto per il sistema di forze che deve governare. Un corpo che avanza su un filo, sostenuto da un’asta lunga, in cui ogni gesto è compensazione, così che nessuna forza prevalga sull’altra. Nel bicchiere, quel bilanciamento diventa un modo diverso di pensare l’amarone. Non più un vino che cerca stabilità attraverso peso, concentrazione e residuo zuccherino, ma una struttura che si regge su tensione, distribuzione delle masse e precisione. Un amarone che resta amarone, ma cambia postura: meno raccolto su sé stesso, più disteso, più teso e progressivo nella fase gustativa. Struttura, acidità, tannino e residuo zuccherino non sono più elementi che si sommano, ma forze che si distribuiscono, se una prevale, il sistema perde equilibrio. Nel caso di “Famiglia Farina”, il lavoro consiste proprio nel redistribuire queste masse: togliere centralità alla sola concentrazione e costruire una stabilità dinamica.

UNA STORIA FAMILIARE

La storia della famiglia Farina si muove dentro questo stesso principio di equilibrio. Radici agli inizi del Novecento, un passato mezzadrile e una crescita progressiva fino alla quarta generazione oggi di Farina Wines, rappresentata dai cugini Elena e Claudio Farina. Oggi Farina Wines, tra le realtà storiche della Valpolicella Classica, gestisce circa 70 ettari vitati, distribuiti nelle principali vallate della denominazione tra aree più fresche e zone più calde: un elemento decisivo nella costruzione dello stile.

La dimensione familiare non è solo un dato anagrafico, ma un modello operativo: ben 60 ettari appartengono a conferitori storici, coinvolti come parte attiva nella filiera. Questo consente di lavorare su una pluralità di situazioni pedoclimatiche e, in termini enologici, di gestire meglio le annate, soprattutto quelle più complesse. La produzione supera 1,3 milioni di bottiglie l’anno, con una distribuzione che vede circa il 60% destinato ai mercati esteri – Canada, Stati Uniti, Nord Europa – e il restante 40% al mercato italiano. Negli ultimi anni l’azienda ha investito in modo significativo sia sul piano produttivo sia sull’accoglienza, mantenendo però una linea chiara: vini che puntano su sapidità, freschezza e bevibilità, anche nelle tipologie più strutturate. L’amarone è il banco di prova più evidente di questa impostazione.

Alessandro Farina, terza generazione della famiglia, con suo figlio Claudio (co-ceo e direttore commerciale) e sua nipote Elena (co-ceo e direttore amministrativo), la quarta generazione alla guida della cantina della Valpolicella.
IL 2015 E LA RILETTURA DEL 1968

Il progetto Amarone della Valpolicella DOCG Classico Famiglia Farina nasce ufficialmente nel 2015, con un riferimento dichiarato alla versione prodotta nel 1968, anno di riconoscimento della denominazione di origine. Non si tratta di replicare un vino del passato né di un’operazione nostalgia, ma di una rilettura tecnica: recuperare alcuni principii stilistici – secchezza, minor ricerca di estrazione, centralità del frutto – e rielaborarli con strumenti attuali. Il risultato è un amarone costruito su un uvaggio classico – 70% corvina, e 10% a testa tra corvinone, rondinella e molinara – in cui quest’ultima, pur non più obbligatoria, viene mantenuta per il contributo in termini di sapidità e slancio. L’appassimento resta lungo, ma senza forzature; la vinificazione evita eccessi estrattivi. Il percorso di affinamento combina botti grandi di rovere di Slavonia e passaggi in cemento, nei cosiddetti Tulipe, contenitori che permettono una micro-ossigenazione controllata senza cedere aromi, mantenendo il vino aperto senza aggiungere peso. L’obiettivo è preservare il frutto e proporre una linea gustativa più tesa.

LE LEVE DELL’AMARONE “FAMIGLIA FARINA”

Il punto centrale di questo amarone è il modo in cui vengono gestiti i suoi elementi portanti. Non è il peso a fare la differenza, ma il suo equilibrio. Le leve principali sono tre – struttura, acidità e tessitura tannica – a cui si aggiunge il ruolo del residuo zuccherino. La struttura non viene negata, ma alleggerita nella percezione attraverso una minore estrazione e una gestione attenta della maturazione fenolica, evitando quella sensazione di massa compatta che spesso caratterizza la tipologia e rendendo il vino più leggibile nel suo sviluppo. L’acidità assume un ruolo più evidente: non come elemento isolato, ma come asse che sostiene il sorso e ne regola la progressione, mantenendo la direzione ed evitando che la componente alcolica e quella estrattiva prendano il sopravvento. Il tannino lavora in modo meno dichiarato: non emerge come rigidità, ma come struttura di supporto che contribuisce alla tenuta complessiva. È una presenza continua, che accompagna il sorso e lo mantiene attivo senza appesantirlo. Il residuo zuccherino è la parte più delicata. Qui non viene usato per stabilizzare il sistema attraverso la rotondità, ma come micro-regolazione: i pochi grammi presenti – generalmente intorno ai 3-4 grammi per litro –sostengono profondità e capacità evolutiva. In questo contesto, la dolcezza percepita è minima, mentre resta evidente la secchezza del finale. Infine, l’appassimento non è una leva autonoma, ma una forza che agisce su tutte le altre: se spinto troppo, aumenta la massa e riduce la reattività; se gestito con attenzione, contribuisce alla complessità senza compromettere l’equilibrio. Il risultato è un amarone che non sta fermo: si muove, si aggiusta, cerca continuamente il proprio punto di equilibrio. È una stabilità attiva, non statica. Inoltre, questo approccio consente maggiore aderenza all’annata, perché il vino non viene “coperto” da una stilistica precostituita.

SEI ANNATE A CONFRONTO

La verticale dell’Amarone della Valpolicella Classico DOCG Famiglia Farina dal 2015 al 2021 evidenzia con chiarezza questo aspetto: il profilo climatico incide in modo diretto sul risultato nel bicchiere. Nonostante appassimento e vinificazione, le differenze restano leggibili sia sul piano aromatico sia su quello gustativo, pur confermando una coerenza stilistica nella gestione controllata della materia, che consente al vino di svilupparsi senza perdere tensione.

2015 – Annata calda e solare, restituisce un profilo più ampio. Il vino tende naturalmente ad allargarsi, con note di ciliegia sotto spirito, agrume candito e una componente eterea che si apre su richiami mentolati e di cioccolato. La maturità è evidente, la materia presente. Qui il lavoro delle leve emerge: acidità e tannino riportano il vino sul filo, evitando la staticità, con un finale asciutto che ne definisce il carattere.

2016 – Cambia registro: annata più equilibrata, con maturazioni regolari, che porta maggiore precisione. Il profilo aromatico si muove su toni di sottobosco, mineralità e frutto meno maturo. La freschezza guida il sorso, accompagnata da una tessitura glicerica che affiora col tempo senza mai diventare dominante.

2017 – Segnata da siccità e temperature elevate, restituisce un vino più teso e introduce un elemento di maggiore energia. Il naso si orienta verso note balsamiche e saline, con richiami al guscio d’ostrica e al tabacco. In bocca la dinamica è più nervosa, con una spinta acida e tannica che sostiene il sorso e ne accentua la verticalità. Il passaggio al tappo tecnico e l’introduzione sistematica del cemento accentuano pulizia e luminosità.

2018 – Annata più variabile ma complessivamente equilibrata: qui il fruttato è più evidente (piccoli frutti di bosco e rovo) e una componente succosa rende il vino più accessibile. La struttura è meno marcata, ma la tensione resta, grazie al lavoro del tannino che sostiene la freschezza senza irrigidire il sorso. Rimanda al lato più disteso e immediato dell’amarone.

2020 – Segnata da un andamento irregolare, si presenta ancora in fase di definizione. Il tannino deve integrarsi pienamente; la struttura è più marcata, ma la componente acida mantiene il vino in equilibrio. È un’annata che evidenzia la capacità di adattamento della cantina alle condizioni climatiche: un amarone ancora alla ricerca del proprio centro di gravità permanente.

2021 – Annata considerata ottima sotto molti profili: mostra già una buona definizione pur nella giovinezza. Il profilo aromatico è centrato sull’amarena, con maggiore precisione olfattiva. In bocca è dinamico, con spinta acida evidente e una struttura che lascia intravedere una chiara direzione evolutiva nei prossimi anni.

La sequenza non è solo un confronto tra annate, ma la dimostrazione di una direzione: un amarone che cammina su un filo teso, sostenuto da un sistema di forze in continuo aggiustamento, in cui ogni vendemmia sposta leggermente il baricentro senza far perdere stabilità all’insieme.

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