VinoNews24 – Roero, il mistero della rive gauche del Tanaro
Articolo pubblicato a marzo 2026 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/ycyayw5d)
Tra suoli sabbiosi di origine marina e un paesaggio articolato, il Roero si afferma come una delle aree più dinamiche del Piemonte. Uno stile diretto e vibrante, in cui bevibilità e capacità evolutiva convivono, tra arneis e nebbiolo.
Attraversare il fiume Tanaro, in questo tratto di Piemonte, non è solo un passaggio geografico. È un cambio di linguaggio. Sulla riva destra, le Langhe hanno costruito nel tempo un racconto compatto e riconoscibile, fatto di struttura, profondità e nomi consolidati. Sulla riva sinistra, il Roero si muove con un passo diverso: meno solenne, più irregolare e dinamico, a tratti sorprendente. È una sorta di rive gauche enologica, non solo per posizione. Anche il paesaggio, inciso dalle Rocche –profondi canyon originati dell’azione erosiva del Tanaro – rompe la continuità. Le colline sono più morbide, meno serrate, interrotte da boschi, frutteti, orti. Le vigne non dominano, ma convivono. Non si tratta di una distesa uniforme, bensì di una presenza alternata all’interno di un sistema agricolo ancora articolato. Un dettaglio solo apparentemente marginale, ma con effetti concreti nel bicchiere.
UN TERRITORIO GIOVANE
La differenza più profonda è sotto la superficie. Il Roero è un territorio geologicamente più giovane: milioni di anni fa queste colline erano un fondale marino e, con il ritiro delle acque, hanno lasciato un’eredità fatta di sabbie, arenarie e sedimenti stratificati ricchi di minerali. Ancora oggi, tra i filari, è facile trovare frammenti di conchiglie fossili. La componente sabbiosa, diffusa ma non uniforme, si alterna a marne e argille, creando una trama complessa e variabile anche all’interno della stessa collina. È una materia friabile, drenante, povera di sostanza organica ma ricca di sali minerali. La vite non trova condizioni facili: deve scavare, adattarsi e contenere la propria vigoria. Ne deriva un equilibrio diverso rispetto ai territori limitrofi. La maturazione è generalmente più controllata, senza eccessi. Le concentrazioni non sono spinte, mentre il dettaglio aromatico tende ad ampliarsi. Una leggerezza che non coincide con sottrazione, ma con una diversa distribuzione del peso.

IL MISTERO DELLE SABBIE E LA TENUTA NEL TEMPO
È su questo punto che il Roero sfugge a schemi semplici. In teoria, i suoli sabbiosi dovrebbero generare vini meno longevi, con strutture più delicate e tannini meno resistenti al tempo. Qui accade spesso il contrario: i vini mantengono freschezza anche dopo anni, a volte decenni. La loro tenuta non si basa sulla potenza, ma su un equilibrio interno fatto di tensione, salinità e continuità gustativa. È una durata meno evidente, meno dichiarata, ma spesso più stabile. L’arneis è il caso più rappresentativo. Vitigno storicamente associato a vini da consumo rapido, con acidità contenuta, nel Roero sviluppa una capacità evolutiva inattesa. Non tanto per struttura, quanto per equilibrio: resta fine, si distende e si approfondisce senza perdere identità con una combinazione di salinità, tensione e precisione aromatica che sostiene il vino nel tempo. Il nebbiolo, invece, si alleggerisce senza impoverirsi. Sulle sabbie perde parte dell’imponenza, ma guadagna precisione. Il tannino è più sottile, meno aggressivo, ma presente. La beva diventa più scorrevole. Questo è, in sostanza, il “mistero” di cui parlano spesso i produttori: vini che sembrano meno strutturati di altri, ma che nel tempo tengono, e spesso sorprendono.
UN’IDENTITÀ CONSOLIDATA RECENTEMENTE
Il Roero ha definito la propria identità più tardi rispetto alle Langhe. Per lungo tempo la produzione è rimasta legata al mercato locale, con vini spesso venduti sfusi e una domanda trainata soprattutto da Torino. Solo negli ultimi decenni è maturata una maggiore consapevolezza, che ha portato alla valorizzazione dell’arneis e a una rilettura del nebbiolo. Oggi la denominazione conta oltre 1.300 ettari vitati, più di otto milioni di bottiglie annue, con una netta prevalenza dell’arneis rispetto al nebbiolo, entrambi quasi sempre vinificati in purezza, e oltre 250 produttori, in gran parte di piccole dimensioni contenute. Si tratta di un tessuto prevalentemente familiare, dove il lavoro in vigna resta centrale. Ne deriva una varietà stilistica evidente, ma anche una coerenza di fondo legata al territorio. Le cinque tipologie previste dal disciplinare – Roero, Roero Riserva, Roero Arneis, Roero Arneis Riserva e Roero Arneis Spumante – riflettono le diverse direzioni della denominazione: da un lato vini immediati, giocati sulla freschezza; dall’altro interpretazioni più ambiziose, che puntano su tempo e complessità. Negli ultimi anni, in particolare, l’arneis sta vivendo una fase di ridefinizione. Sempre più produttori ritardano l’uscita sul mercato, sperimentando affinamenti lunghi più lunghi e approcci diversificati. Parallelamente, il nebbiolo si libera da modelli rigidi e si esprime con maggiore libertà, spesso privilegiando finezza e bevibilità.

UN PAESAGGIO CHE ENTRA NEL BICCHIERE
A rendere riconoscibile il Roero non è solo la geologia, ma anche il contesto agricolo e climatico. L’area è relativamente povera di piogge, con forti escursioni termiche e suoli poco capaci di trattenere acqua. La vite a è così portata a un equilibrio naturale, senza eccessi vegetativi. La presenza diffusa di boschi e colture diverse – pesche, fragole, nocciole, asparagi, carciofi – contribuisce a un ambiente eterogeneo, in cui anche le variazioni microclimatiche incidono sul risultato. Una biodiversità che si riflette nel vino, con profili meno uniformi e più sfaccettati. Non esiste uno stile unico, ma una gamma di interpretazioni che ruotano attorno a un nucleo comune: eleganza, tensione e una leggerezza solo apparente.
CINQUE VINI, CINQUE LETTURE
Il Roero Arneis Docg Extra Brut Millesimato 2019 di Lorenzo Negro apre il percorso mostrando una delle direzioni più recenti della denominazione. Metodo classico con cinque ani sui lieviti, punta a un profilo non limitato all’aperitivo. Note di agrume maturo, frutta a polpa bianca, cenni erbacei e crosta di pane, con una marcata componente salina che definisce il ritmo del sorso. La freschezza resta integra e sostiene una beva continua e piacevole. Il Pasenic Roero Arneis Docg 2024 di Rosavica Benotti offre una lettura più immediata. Attacco netto, frutto croccante tra pera e mela con accenti erbacei, una vena sapida che accompagna il sorso e un finale leggermente amarognolo che allunga la persistenza. Un’interpretazione diretta, senza sovrastrutture che punta sulla precisione e sulla facilità di beva, senza rinunciare a una chiara impronta territoriale. Con il Renesio Incisa Roero Riserva Docg 2021 di Monchiero Carbone si entra in una dimensione diversa. L’arneis si fa più stratificato, quasi materico, con frutta gialla matura, accenni di albicocca disidratata, tessitura ricca a e cremosa. Le note speziate e leggermente evolute aggiungono complessità. L’affinamento tra acciaio, legno e anfora costruisce un equilibrio multiforme, dove l’ampiezza del sorso è sempre sostenuta da una traccia sapida che evita qualsiasi deriva pesante. È una dimostrazione concreta delle potenzialità evolutive della varietà.
Sul versante rosso, il Roero Docg 2023 di Valfaccenda interpreta il nebbiolo in chiave agile. Il profilo è giocato su piccoli frutti rossi freschi – ciliegia, lampone, fragolina di bosco – richiami floreali e leggermente speziati. In bocca è dinamico, con tannini sottili e ben integrati, una freschezza che sostiene la progressione e una sensazione di movimento continuo. È un nebbiolo che privilegia la tensione alla struttura, la bevibilità alla densità. Il percorso si chiude con un salto nel tempo con il Trinità Roero DOC Superiore 2001 di Malvirà, tipologia che dopo il riconoscimento della DOCG nel 2005 si è trasformata in riserva. Dopo oltre vent’anni, il vino mantiene energia e coerenza. Il colore, ancora rubino a cui aggiunge screziature aranciate, introduce profumi di spezie, frutti scuri e rosa appassita. Al palato conserva struttura e profondità, con un tannino presente ma perfettamente integrato. La freschezza è ancora intatta, la progressione continua, senza cedimenti. Un quarto di secolo dopo, questo nebbiolo nato su sabbia smentisce ogni previsione e conferma che il Roero, più che spiegarsi, va osservato nel tempo.

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