VinoNews24 – Arnaldo Caprai, l’evoluzione del sagrantino tra identità territoriale e ricerca enologica
Articolo pubblicato ad aprile 2025 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/yrk48mfw)
Grazie alla visione di Marco Caprai e alla collaborazione con esperti internazionali, il sagrantino ha trovato nuova vita, con vini che uniscono struttura e finezza. Un’evoluzione che guarda al futuro senza perdere le proprie radici. La conferma dalle anteprime della vendemmia 2021 che saranno presentate al prossimo Vinitaly.
La cantina Arnaldo Caprai si conferma il punto di riferimento per la produzione del Montefalco Sagrantino DOCG, con un ruolo trainante nell’evoluzione di questo vitigno autoctono dell’Umbria. Con un fatturato di 8 milioni di euro e 900mila bottiglie prodotte, Caprai rappresenta oggi l’eccellenza del sagrantino, dimostrando come un vitigno antico possa diventare un simbolo di qualità e innovazione anche sui mercati internazionali.
Quando Arnaldo Caprai, imprenditore tessile di origine marchigiana, acquistò nel 1971 i primi 45 ettari a Montefalco, in pochi avrebbero scommesso che quel “vigneto” sarebbe diventato l’epicentro della rinascita del sagrantino, un vitigno quasi dimenticato, fino agli anni ’80 poco valorizzato, coltivato in piccoli appezzamenti familiari, e che veniva utilizzato principalmente per produrre vini passiti dolci da consumare durante le festività religiose.

LA SVOLTA, RICERCA E SOSTENIBILITÀ
Con l’ingresso in azienda nel 1988 di Marco Caprai, figlio di Arnaldo, la cantina umbra ha visto un’espansione e una trasformazione che l’hanno resa protagonista del mercato internazionale. Marco, intuendo immediatamente il potenziale inespresso di questo vitigno, intraprese fin da subito un percorso di ricerca in collaborazione con l’Università di Milano, per studiare scientificamente il sagrantino. Una ricerca che si è concentrata su selezione clonale, zonazione con mappatura dettagliata dei terreni e dei microclimi, sull’ottimizzazione delle tecniche di coltivazione
Risultati che portano ad identificare i tre cloni con maggiore concentrazione polifenolica (“25 Anni”, “Cobra” e “Collepiano”) che oggi rappresentano l’ossatura genetica dei vigneti di Caprai. Inoltre, Marco Caprai ha introdotto tecniche all’avanguardia per migliorare la qualità dei vini, senza mai perdere di vista né la tipicità del vitigno né l’impegno costante verso la sostenibilità ambientale, con certificazioni che attestano il basso impatto ecologico della produzione, che può contare su 160 ettari vitati, che si estendono su colline ben esposte con suoli ricchi di argilla e calcare, e rappresentano un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, dove sostenibilità e precisione enologica convivono.

CAPRAI E L’IDENTITÀ DI UN VITIGNO UNICO COME IL SAGRANTINO
Il sagrantino è un vitigno autoctono dell’Umbria, le cui origini risalgono a diversi secoli fa. Alcuni studi suggeriscono che fosse coltivato già in epoca medievale, forse introdotto da monaci francescani o commercianti provenienti dall’Oriente. In ogni caso, è certo che il sagrantino sia presente a Montefalco da almeno quattrocento anni: la prima menzione documentata della sua coltivazione nel comune umbro, il cui nome rende omaggio a Federico II di Svevia, grande appassionato di falconeria, risale infatti al 1549. A testimoniarlo è un’ordinazione di mosto di sagrantino effettuata da un mercante di Trevi.
Storicamente, il sagrantino veniva utilizzato principalmente per la produzione di vini dolci, destinati ai riti religiosi o a occasioni speciali. Solo nella seconda metà del Novecento si è diffusa la sua vinificazione in versione secca, grazie all’intuizione di alcuni produttori, tra cui Arnaldo Caprai, che ne hanno riconosciuto il grande potenziale. Caratterizzato da una buccia spessa e da un contenuto di polifenoli tra i più elevati al mondo, si distingue per la sua struttura tannica potente e per la straordinaria capacità di invecchiamento. Il risultato è un vino intenso e profondo, capace di evolversi magnificamente nel tempo, sviluppando aromi complessi e una persistenza straordinaria.

LA COLLABORAZIONE CON MICHEL ROLLAND
Michel Rolland è riconosciuto a livello internazionale come uno dei massimi esperti di assemblage e un interprete del gusto globale. Dal 2016 collabora con l’azienda con l’obiettivo di elevare ulteriormente la qualità dei vini. Marco Caprai lo ha coinvolto affidandogli il compito di lavorare sui monovarietali della tenuta, tra cui il sagrantino, per renderlo più armonico e riconoscibile, smussandone le asperità senza comprometterne il carattere.
Per raggiungere questo obiettivo, Rolland applica anche al sagrantino il suo metodo di “vinificazione integrale”, una tecnica che prevede la fermentazione delle uve rosse direttamente in barrique. Dopo la diraspatura, il mosto viene inserito in botti aperte, poi richiuse e mantenute a bassa temperatura per una pre-macerazione di 8-10 giorni. La fermentazione alcolica avviene a 25°C per 5-10 giorni, durante i quali le barrique, posizionate su binari, vengono ruotate manualmente più volte al giorno. Questo processo consente un’estrazione delicata, senza stressare il vino.
A fermentazione ultimata, la temperatura sale a 26-28°C e la rotazione si riduce, proseguendo per circa un mese prima della svinatura e dell’affinamento in barrique. In media, da cinque barrique riempite integralmente si ottengono tre barrique di solo vino. Questo metodo assicura vini più strutturati e complessi, con tannini setosi e un’integrazione precoce del legno. L’estrazione soffice e la sospensione costante delle fecce nobili esaltano volume, morbidezza e precisione aromatica.
L’ANNATA 2021 A MONTEFALCO, UN EQUILIBRIO CONQUISTATO
Il 2021 ha messo a dura prova i viticoltori umbri. Gelate tardive ad aprile (con temperature che sono sceso sotto lo zero) hanno colpito i germogli più precoci, riducendo le rese del 20-30%. L’estate, secca ma senza picchi di calore eccessivi, ha favorito una lenta maturazione fenolica, preservando acidità e freschezza. Le piogge di fine agosto hanno riequilibrato il quadro, permettendo alle uve sagrantino di raggiungere la raccolta (fine settembre) con zuccheri concentrati ma tannini non aggressivi. Questo clima ha esaltato l’eleganza del vitigno, “Il 2021 non è un’annata di potenza, ma di precisione – racconta Marco Caprai – I tannini sono setosi già in gioventù, e l’acidità naturale regala verticalità”.
NOTE DI DEGUSTAZIONE
Arnaldo Caprai Metodo Classico Brut VSQ s.a.
L’azienda ha esteso il proprio impegno anche alla produzione di spumanti di qualità, dando vita al Metodo Classico Brut, un progetto che nasce da vigneti situati tra i 500 e gli 800 metri di altitudine. Il blend è composto per il 50% da pinot nero e per il 50% da chardonnay, con una permanenza sui lieviti di almeno 20 mesi. Spumante dal perlage fine e persistente, con un profilo aromatico elegante che spazia da note di agrumi e crosta di pane a leggere sfumature floreali. Al palato è fresco e vibrante, con una buona complessità e un finale minerale.

Arnaldo Caprai 25 Anni Montefalco Sagrantino Docg 2021
Il “25 Anni” è l’etichetta simbolo della cantina, nata nel 1993 per celebrare il quarto di secolo dell’azienda e divenuta negli anni un benchmark del sagrantino moderno. La versione 2021 conferma la straordinaria capacità di questo vino di coniugare struttura e raffinatezza. Vinificato con la tecnica della macerazione lunga per esaltare l’estrazione polifenolica, il vino affina per almeno 24 mesi in barrique di rovere francese e prosegue l’evoluzione in bottiglia per altri 12 mesi. Il risultato è un rosso dal colore rubino profondo, con un bouquet intenso di mora, ciliegia sotto spirito, spezie dolci e sbuffi di china. In bocca si percepiscono tannini vellutati, grande profondità, una scia balsamica e minerale allunga il sorso e nobilita un finale molte persistente con note di tabacco e cacao.

Arnaldo Caprai Collepiano Montefalco Sagrantino Docg 2021
Il Collepiano rappresenta una delle interpretazioni più fedeli e tradizionali del sagrantino. L’annata 2021 esprime una grande concentrazione aromatica e un’ottima struttura tannica, con una vinificazione attenta che prevede un periodo di maturazione leggermente minore rispetto al “25 Anni”, visto che solo il 30% della massa segue la tecnica della vinificazione integrale, mentre il resto è vinificato in acciaio. Il colore è un rubino impenetrabile, mentre al naso emergono sentori di frutta matura (amarena e prugna) e leggermente sotto spirito, accompagnati da spezie scure. Al palato il vino è potente, l’esuberanza del tannino è più che percettibile seppur ben equilibrata da una freschezza che sostiene la beva. Il finale è lungo e persistente, con richiami alla liquirizia e al pepe nero. Un sagrantino dal carattere deciso ancora alla ricerca della sua anima più minimalista.

Arnaldo Caprai Montefalco Sagrantino Passito Docg 2019
La versione passita del Montefalco Sagrantino è una delle espressioni più affascinanti di questo vitigno, ed è solo grazie a questa tipologia che si è salvata la varietà. Il passito nasce da un processo di appassimento naturale delle uve su delle stuoie di bambù che dura circa due mesi, fino agli inizi di dicembre. Le uve, prima sgranate, vengono sottoposte ad una lenta macerazione, appena parte la fermentazione alcolica, il mosto viene subito separato dalle bucce, e messo in barrique dove vi rimane per 15 mesi. Affina un ulteriore anno in bottiglia. Al naso spiccano profumi di fichi secchi, datteri, cacao e spezie, mentre in bocca il sorso è denso, avvolgente e sostenuto da una freschezza che bilancia la dolcezza. Equilibrio quasi perfetto tra la componente amaricante tipica della varietà e la parte dolce del residuo, che si attesta a poco più di cento grammi di zuccheri per litro.

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