VinoNews24 – Lambrusco plurale e “pizza attitude” senza limiti
Articolo pubblicato a gennaio 2026 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/4h9mvxvb)
Il vino emiliano abituato al mondo incontra il piatto italiano più universale. Dalla bassa gradazione alla freschezza naturale, passando per stili produttivi differenti, dodici varietà, sei doc: il Lambrusco racconta sé stesso attraverso la pizza, andando oltre i prevedibili abbinamenti.
Parlare di Lambrusco al singolare è una semplificazione comoda, ma che non rende giustizia a uno dei mondi vitivinicoli più articolati d’Italia. I lambruschi sono molti e diversi per varietà, territori, colori, profili aromatici e comportamento a tavola. Dodici vitigni, sei DOC tra Modena e Reggio Emilia – Lambrusco di Sorbara, Grasparossa di Castelvetro, Salamino di Santa Croce, Modena, Reggiano, Colli di Scandiano e di Canossa – a cui si affiancano altre denominazioni e il Lambrusco Emilia IGT. Un sistema che coinvolge quasi 10 mila ettari vitati e porta ogni anno milioni di bottiglie sulle tavole di oltre 90 Paesi.
LA PLURALITÀ COME VALORE DISTINTIVO
Numeri che raccontano un vino abituato a ragionare su scala globale e, soprattutto, a confrontarsi con cucine, gusti e rituali alimentari molto diversi tra loro. È anche per questo che il Lambrusco ha sviluppato un’attitudine naturale all’abbinamento istintivo, non codificato. Non esiste “il” Lambrusco adatto a tutto, ma esiste sempre almeno un Lambrusco capace di dialogare con un piatto, anche quando questo esce dai binari della cucina emiliana più riconoscibile.
La pizza, nelle sue infinite declinazioni, diventa oggi uno dei linguaggi più efficaci per raccontare questa attitudine: dal pane condito alla pizza fritta, fino alle versioni più spinte e gourmet, rappresenta uno dei terreni di confronto più interessanti per misurare la duttilità di questi vini.

UN VINO GLOBALE DI FRONTE A UN ANNO COMPLESSO
Il 2025 è stato un anno di riflessione per l’intero settore vitivinicolo, e il Lambrusco non fa eccezione. “È un momento difficile per il comparto, tanto che per la prima volta l’IGT Lambrusco ha fatto uno stoccaggio – spiega Giacomo Savorini, direttore del Consorzio Tutela Lambrusco DOC – È un segnale forte, che indica la necessità di un risanamento”.
Il Lambrusco è da sempre un vino che ragiona su scala mondiale: circa il 60% dei consumi avviene all’estero. Stati Uniti e Nord America restano mercati chiave, mentre la Russia ha smesso di esserlo. A pesare non sono solo i dazi, ma anche l’incertezza generale, la crisi del dollaro e le difficoltà degli importatori. “Si dice spesso che bisogna trovare nuovi mercati, ma il Lambrusco è già presente in oltre 90 Paesi. Oggi il vero lavoro è rafforzare quelli strategici”, sottolinea Savorini. In questo scenario, Messico e Brasile emergono come aree di forte interesse, anche grazie a una progressiva riduzione delle barriere commerciali.

BASSA GRADAZIONE E PENSIERO LATERALE A TAVOLA
C’è però un elemento strutturale che gioca a favore del Lambrusco: la sua naturale bassa gradazione alcolica. “Molte denominazioni stanno intervenendo sui disciplinari per abbassare l’alcol. Noi non ne abbiamo bisogno – osserva Savorini – il Lambrusco è così da sempre”. Una caratteristica che dialoga perfettamente con i nuovi stili di consumo.
Da diversi anni il Consorzio porta il Lambrusco fuori dai suoi abbinamenti più prevedibili, facendolo incontrare con cucine regionali, etniche e d’autore. Un percorso che oggi trova nella pizza una sintesi efficace. “Nei prossimi anni vogliamo continuare a stupire”, prosegue il direttore, non inseguendo mode ma mostrando come acidità, bollicina e freschezza rendano questi vini estremamente reattivi al cibo.
LAMBRUSCHI IN TAVOLA: ESERCIZI DI ABBINAMENTO
Pane e salame, punto di partenza quasi didattico, trovano nel Lambrusco di Sorbara DOC un alleato naturale. Il Piria di Cantina Paltrinieri, da sorbara con una quota di salamino, gioca su un colore tenue, profumi di frutti rossi croccanti e una bocca asciutta e sapida, capace di alleggerire succulenza e grassezza del salume e di invitare al sorso successivo. La stessa varietà, interpretata in chiave rifermentata in bottiglia con il metodo ancestrale da Francesco Bellei & C., accompagna senza timori una “scarpetta” evoluta: cubotto di pane integrale con ragù bolognese, besciamella e parmigiano reggiano. Qui il sorbara si fa più materico e velato, con note di amarena e lampone e una bolla discreta che sostiene la ricchezza del piatto senza appesantire.

Quando si entra nel territorio delle fritture e dei latticini freschi, il baricentro si sposta verso lambruschi più strutturati. Foglie Rosse di Albinea Canali, Reggiano DOC da salamino, marani e lancellotta, accompagna una pizza fritta napoletana con mortadella e squacquerone: colore più intenso, profilo vinoso e fruttato, freschezza ben marcata che alleggerisce la frittura e dialoga con la dolcezza della mortadella. Sulla focaccia ripiena Zingara, con prosciutto crudo dolce D’Osvaldo, mozzarella di bufala, pomodoro arrosto, lattughino e maionese al basilico, Il Ligabue della Cantina di Gualtieri – Reggiano DOC da salamino e maestri – lavora di finezza: frutto rosso pulito, nota floreale, tannino lieve, una spuma gentile che accompagna senza sovrastare.

La Margherita croccante, apparentemente semplice, chiede precisione. Il Signor Campanone di Cantine Lombardini, Reggiano DOC da salamino e sorbara, spumante brut da metodo charmat, risponde con equilibrio: frutto nitido, freschezza pronunciata, sorso lineare capace di tenere insieme pomodoro San Marzano, treccia di mozzarella di bufala a crudo e parmigiano reggiano. Quando l’abbinamento si spinge oltre, come nella pizza cinque formaggi e ananas – con provola affumicata, gorgonzola, taleggio, robiola, caciocavallo, chutney d’ananas e anacardi – entra in scena il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC. Riò di San Martino in Rio, da grasparossa in purezza, sfoggia colore rubino profondo, profumi di frutti di bosco e una struttura più decisa, ideale per reggere grassezze, affumicature e contrasti dolce-sapidi.

OLTRE I CAMPANILI: IL VALORE DEL BRAND EMILIA-ROMAGNA
Se il Lambrusco oggi ragiona fuori dagli schemi è anche grazie a una nuova generazione di produttori che ha scelto di valorizzare le differenze invece di appiattirle. “I campanili servono a poco – ricorda Savorini, parlando del brand Emilia-Romagna come sistema – quella lineetta tra Emilia e Romagna è di unione, non di divisione. E questo dobbiamo capirlo tutti, anche nel mondo del vino”. Una visione che passa anche dal bicchiere e arriva dritta al piatto: dal pane e salame alla pizza d’autore, il Lambrusco conferma una pizza attitude senza limiti, fondata sulla diversità e su una naturale, istintiva capacità di stare a tavola.

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