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VinoNews24 – L’erbamat di Berlucchi è sempre più buona

Articolo pubblicato a ottobre 2025 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/2w4w5zh3)

Dal vigneto Castello alla cuvée perpétuelle: il percorso del progetto della famiglia Ziliani che restituisce dignità all’antica varietà bresciana, trasformandola in risorsa per il futuro della Franciacorta.

Quando si parla di Franciacorta, la mente corre subito alle bollicine che hanno reso celebre questo territorio bresciano nel mondo. Pochi però sanno che tra i filari, accanto a chardonnay, pinot nero e pinot bianco, si nasconde un’antica varietà che sta vivendo una seconda vita. Si chiama erbamat e la cantina Guido Berlucchi, guidata dalla famiglia Ziliani, gli ha dedicato quindici anni di studi e sperimentazioni. Un percorso silenzioso ma costante, che oggi permette di guardare a questo vitigno non più come a una curiosità ampelografica, ma come a una risorsa concreta per il futuro della denominazione.

UN ANTICO VITIGNO, DIFFICILE E PREZIOSO CHE GUARDA AVANTI

L’erbamat non è un nome inventato per un’operazione di marketing. Le sue tracce affondano nei secoli, legate alla viticoltura bresciana e alla storia contadina di queste colline. Un vitigno autoctono per nulla facile da gestire, è vigoroso, richiede potature lunghe, caratterizzato da grappoli serrati e acini piccoli che lo rendono sensibile a marciumi e scottature. La buccia sottile è una sfida in annate piovose, come dimostrato nel 2025, quando si è dovuto anticipare la vendemmia al 5 settembre per evitare che le piogge di fine agosto gonfiassero eccessivamente gli acini. La sua principale dote è l’acidità, stabile anche in annate calde, insieme a una capacità naturale di non accumulare zuccheri in eccesso, ed aromi sottili che lasciano spazio al territorio e al lavoro di cantina. Caratteristiche che oggi appaiono preziose, in un contesto segnato dal cambiamento climatico, dove le estati diventano più calde e le maturazioni sempre più anticipate, l’erbamat rappresenta una risposta concreta e “climaticamente sostenibile”: mantiene la freschezza, abbassa il grado alcolico e restituisce vini tesi, lineari, capaci di reggere lunghe evoluzioni.

grappolo di erbamat allevato a guyot nel vigneto Castello di Berlucchi
LA SCOMMESSA DELLA FAMIGLIA ZILIANI

Eppure, fino a pochi anni fa, nessuno ci avrebbe scommesso. Nei registri agricoli compariva come una varietà quasi dimenticata, relegata a vecchi filari sparsi, senza un ruolo riconosciuto nelle produzioni di vino, di qualità o no. Ma nel 2011 Berlucchi lancia il progetto erbamat.

In quegli anni il Consorzio Franciacorta stava già muovendo i primi passi per recuperare questo vitigno, ma fu proprio la famiglia Ziliani, con Arturo in prima linea, a voler andare oltre la semplice sperimentazione. L’idea non era capire se l’erbamat potesse dare vini “buoni” in senso generico, ma se potesse rivelarsi utile alla denominazione, un tassello in più per rafforzare l’identità e affrontare le sfide climatiche.

Ferdinando Dell’Aquila (enologo di Berlucchi), Francesco Ziliani (terza generazione della famiglia Ziliani), Arturo Ziliani (amministratore delegato e direttore tecnico), Diego Cortinvis (agronomo)

Non tutti erano convinti. All’inizio, la stessa squadra tecnica di Berlucchi guardava con scetticismo al progetto. Ma la filosofia della cantina è sempre stata quella di sperimentare, accettando il rischio di fallire. “Come fanno i ricercatori in ambito scientifico – racconta Arturo Ziliani, amministratore delegato e direttore tecnico, alla guida di Berlucchi insieme agli altri due fratelli Cristina e Paolo – si cerca una cosa e se ne trovano altre. Con l’erbamat sta andando proprio così”. In quindici anni di prove, micro-vinificazioni, sovrainnesti e impianti mirati, Berlucchi ha accumulato un patrimonio di conoscenze che oggi la pone come punto di riferimento per questo vitigno.

VIGNETO CASTELLO – CAMPO MADRE ANDATA E RITORNO

La prima fase del progetto è stata quasi da laboratorio. Nel 2011 i primi sovrainnesti su piante di chardonnay in collaborazione con il Consorzio nella sola porzione terrazzata del vigneto Castello con gemme recuperate da vecchi ceppi sparsi nella provincia di Brescia. Nel 2015 venne creato il vigneto Campo Madre con barbatelle ottenute dai primi cloni delle diverse tipologie di erbamat con l’obiettivo di osservare la variabilità genetica e individuare i biotipi più interessanti. In questo periodo così sperimentale grazie anche alle singole micro-vinificazioni nacque altresì la cuvée perpétuelle, insieme di vini di riserva iniziata con le annate 2012-2014, pensata per esaltare il potenziale evolutivo.

Nel 2016 arrivò il passo decisivo: il reimpianto completo del vigneto Castello, due ettari a Borgonato, alle spalle di Palazzo Lana, la residenza storica della famiglia. Qui, con selezione massale e innesti diretti su piede americano, l’erbamat trovò un terreno povero ma adatto a contenerne la naturale vigoria. Il Castello non è solo un vigneto. È un luogo carico di simboli, affacciato sulle colline moreniche, accanto a una chiesa legata al monastero di Santa Giulia e ai resti di una torre medievale. Coltivare qui l’erbamat significava ancorare il progetto a un contesto storico e culturale, rendendolo parte della memoria del territorio. In questa fase (2016-2023) più esplorativa, grazie anche al nuovo vigneto Eroi realizzato a Camignone, questa volta con barbatelle ottenute da una selezione clonale proprio del vigneto Castello, Berlucchi passò a una scala più ampia, accumulando basi e affinamenti, fino a osare le prime spumantizzazioni in purezza.

il vigneto Castello di Berlucchi a Borgonato

Dal 2024 in poi si è entrati nella fase identitaria. Non più solo prove di laboratorio, ma la consapevolezza che l’erbamat può davvero giocare un ruolo nei Franciacorta del futuro. Spumantizzarlo in purezza non è più un’eresia, ma un’interpretazione possibile, seppur ancora limitata a tiraggi di poche migliaia di bottiglie.

SEI VINI PER RACCONTARE UN PERCORSO

Il cuore dell’esperimento sono i vini. Berlucchi ha scelto di imbottigliare e seguire nel tempo una serie di tiraggi in purezza, identificati per anno di sboccatura e non per millesimo. Accanto a questi, ci sono i vin clair di pre-tiraggio e la cuvée perpétuelle.

Erbamat Tiraggio 2018

Il primo figlio del progetto, proveniente dal vigneto Castello e vendemmiato nel 2017. In cuvée, 85% base vendemmiale e 15% vini di riserva. Dopo 75 mesi sui lieviti, è l’unico con un dosaggio extra Brut. Nel calice si presenta con note di frutta bianca e uvaspina, senza indulgere in terziarizzazioni marcate. Al palato mostra un equilibrio sorprendente, con ritorni che ricordano la pera kaiser e la mela annurca. La freschezza è la cifra dominante, sostenuta da una dinamica che non affatica mai.

Erbamat Tiraggio 2019

Un passo avanti nell’uso delle riserve, salite al 20%. Vendemmiato nel 2018 e rimasto 74 mesi sui lieviti, sboccato à la volée per l’occasione e non dosato. Al naso è più timido, con richiami vegetali e un soffio minerale che ricorda la buccia di limone. In bocca la nota balsamica e la freschezza di menta piperita disegnano un sorso nudo, quasi austero, nobilitato da una leggera ossidazione che ne accentua la modernità. L’assenza di zuccheri, sorprendentemente, non penalizza la bevibilità.

Erbamat Tiraggio 2020

Vendemmia 2019, 75% base vendemmiale e 25% cuvée di riserva, 62 mesi sui lieviti e nessun dosaggio. Qui la concentrazione è evidente, già nel colore giallo carico. Profumi di kumquat e pietra focaia aprono la scena, seguiti da frutta a polpa gialla. La tensione acida è marcata ma bilanciata, lo slancio è verticale. L’apporto della cuvée perpétuelle emerge con chiarezza, regalando complessità senza bisogno di lunghi affinamenti futuri.

Erbamat Tiraggio 2021

Vendemmia 2020, 70% base annata e 30% riserva, 50 mesi sui lieviti. Come il precedente riposa ancora sui lieviti ed è stato degorgiato e non dosato per valutarne l’evoluzione. L’annata favorevole dona un profilo diverso: colore dorato, naso ricco di fieno e frutta esotica, bocca più agrumata e sapida. È il più leggibile e lineare della serie, con una tensione acida che accompagna senza scossoni, rendendolo godibile e complesso al tempo stesso.

Erbamat Pre-Tiraggio 2025 (vin clair)

Il vino base dell’ultima vendemmia, 2024, assemblato con un terzo di cuvée perpétuelle e un terzo di vino base dell’anno precedente. È qui che si coglie la maturità del progetto: un equilibrio tra immediatezza, profondità e continuità. L’acidità non è più solo lama citrina, ma integrata da struttura e armonia. L’ingresso del vigneto Eroi arricchisce ulteriormente il profilo. È forse la quadratura del cerchio: un vin clair che già da solo racconta compiutamente la filosofia di Berlucchi sull’erbamat.

Erbamat Cuvée Perpétuelle (2012–2024)

Uno dei pilastri del progetto è la cuvée perpétuelle. Un serbatoio di complessità che tiene insieme passato e futuro, pronto a fondersi con le basi vendemmiali non solo per aggiungere complessità agli assemblaggi ma a rappresentare la continuità stilistica del progetto, un filo conduttore che smussa le durezze dell’erbamat giovane e porta nel bicchiere una stratificazione di memorie. Ogni anno viene rinnovata con una parte di vino dell’ultima vendemmia e custodita in acciaio o in legno, a seconda delle caratteristiche dell’ultima annata. Un archivio liquido che oggi raccoglie tredici annate, dal 2012 al 2024, in cui dominano eleganza e finezza, con una lunghezza che sfuma su note cedrate.

UNO SGUARDO AL FUTURO

Oggi Berlucchi conduce tre ettari (che presto arriveranno a poco meno di 5 ettari) sui circa undici complessivi presenti in Franciacorta, pari a quasi il 30% della superficie totale. Il vitigno è entrato ufficialmente nel disciplinare del Franciacorta nel 2017, con un utilizzo massimo del 10%, ad esclusione del  Satèn, dove è ancora consentito solo lo chardonnay. Ma la strada tracciata dalla famiglia Ziliani lascia intravedere scenari più ampi: un giorno potremmo vedere sul mercato un Franciacorta da erbamat in purezza, non più solo sperimentale. La forza del progetto sta proprio nella sua doppia valenza. Da un lato, l’erbamat rappresenta una risorsa agronomica concreta per affrontare le sfide climatiche. Dall’altro, rafforza il legame della denominazione con la sua identità territoriale, recuperando un vitigno locale e restituendogli dignità. Arturo Ziliani lo sintetizza così: “Il nostro impegno sull’erbamat non è solo una sperimentazione enologica, ma un contributo concreto alla crescita collettiva della Franciacorta. Siamo convinti che investire in questa varietà significhi investire nel futuro del territorio”.

Il progetto erbamat di Berlucchi non è più un gioco da laboratorio o un’operazione di nostalgia, ma un atto di visione. Guardare indietro per scoprire che nel passato si nasconde una chiave per il futuro, ed oggi i suoi vini sperimentali parlano già un linguaggio chiaro: freschezza, longevità, eleganza. Il proverbio dice che “l’erba del vicino è sempre più verde”. In questo caso, l’erba di casa – l’erbamat, per l’appunto –  non solo è verde, ma è sempre più buona.

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