VinoNews24 – Un vermouth toscano dall’anima piemontese: la nuova sfida di San Felice
Articolo pubblicato a dicembre 2025 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/cted448a)
La realtà vitivinicola del Gruppo Allianz nel Chianti Classico, presenta un vermouth artigianale in edizione limitata di 1.700 bottiglie nato da un blend di sangiovese, cabernet e merlot, in collaborazione con la storica Distilleria Bordiga, per raccontare un nuovo capitolo della sua identità toscana.
Nel cuore delle colline del Chianti Classico, a Castelnuovo Berardenga, si apre un nuovo capitolo per la storica Tenuta San Felice: nasce il suo primo vermouth rosso artigianale. Prodotto in edizione limitata, appena 1.700 bottiglie, è un progetto ambizioso che parte dal vino ancor prima che dalla spezieria. Unisce la territorialità toscana all’esperienza di una distilleria storica, l’Antica Distilleria Bordiga di Cuneo, che dal 1888 custodisce la tradizione dei vermuttieri piemontesi.

SAN FELICE: UNA STORIA TOSCANA CHE CONTINUA A EVOLVERE
Per comprendere la filosofia del nuovo vermouth è necessario partire dal luogo che lo genera. San Felice è un’azienda impegnata nella produzione vitivinicola, nell’ospitalità e nella ristorazione. Dal 1970 appartiene al Gruppo Allianz e si estende su centinaia di ettari, 188 vitati, che includono anche oliveti, boschi e seminativi, distribuiti nelle denominazioni più prestigiose della Toscana: Chianti Classico (Tenuta San Felice), Montalcino (Tenuta Campogiovanni) e Bolgheri (Tenuta Bell’Aja).
Guidata dal direttore generale Carlo De Biasi, San Felice punta sulla valorizzazione dei diversi terroir e sulla sperimentazione. Il sangiovese è il fulcro della ricerca aziendale, come testimoniano vini storici quali il Vigorello, nato nel 1968 e considerato uno dei precursori dei cosiddetti “supertuscan”. La produzione annua si attesta attorno al milione di bottiglie, tutte ottenute da uve proprie, con l’adozione di pratiche di viticoltura rigenerativa orientate alla sostenibilità e alla tutela della biodiversità. Le origini del borgo, risalenti all’anno 714 (da cui il nome del gruppo, San Felice Toscana A.D. 714), confermano un legame profondo con un territorio modellato dalla viticoltura fin dall’epoca etrusca. È in questo contesto che prende forma il nuovo vermouth di San Felice: non una deviazione, ma un’estensione coerente del suo racconto agronomico e culturale.

IL VINO BASE E LA SCELTA BOTANICA
A differenza della maggior parte dei vermouth, tradizionalmente ottenuti da vini bianchi, San Felice sceglie un IGT Toscana Rosso proveniente esclusivamente da uve aziendali, poi declassato a Vino da Tavola per la successiva fortificazione e aromatizzazione. È la struttura stessa del vino a guidare l’intero progetto: una cuvée dominata dal sangiovese (circa il 60%), che offre carattere e slancio, affiancato da una piccola percentuale di cabernet sauvignon per dare sostegno e da merlot per apportare morbidezza, fondamentale in fase di aromatizzazione. Il risultato è una base solida ma equilibrata, capace di reggere l’impronta botanica senza esserne sovrastata. L’etichetta, firmata da Federica Cecchi, già illustratrice per la collezione Vitiarium, traduce visivamente questa idea: una lamina rossa cangiante in cui le botaniche sembrano sospese in movimento.
Il vino sfuso viene poi trasferito negli impianti di Bordiga, dove resta per circa un mese per la vermouthizzazione. La selezione botanica punta a un’armonia sensoriale precisa: l’assenzio fornisce la tipica nota aromatica del vermouth, genziana e quassio amplificano rispettivamente la raffinata componente amaricante e la decisa nota amara, arancia dolce e vaniglia donano una dolcezza avvolgente, mentre il coriandolo aggiunge freschezza. Il profilo aromatico richiama il territorio chiantigiano senza rinunciare alla classicità piemontese.

UN VERMOUTH VERSATILE E CONTEMPORANEO
Vermouth di San Felice è pensato per un consumo eclettico, in linea con il crescente interesse per i vermouth artigianali. Si presta ad essere gustato liscio, ben fresco, oppure con un cubetto di ghiaccio e una scorza d’arancia per metterne in risalto gli aromi. In miscelazione diventa un ingrediente capace di dare una connotazione toscana a grandi classici internazionali come Negroni, Americano, Manhattan o Martini: la sua struttura “da vino” lo distingue dai vermouth industriali, permettendogli di reggere bitter, gin o whisky senza perdere identità. La nota morbida e il profilo aromatico, in cui spiccano vaniglia e arancia dolce, lo rendono piacevole anche come chiusura del pasto.

Al calice, il Vermouth di San Felice si presenta con un’intensa tonalità rosso carminio brillante, attraversata da riflessi che richiamano la frutta matura del vino di partenza. Al naso si apre con un’immediata impressione di erbe aromatiche: l’assenzio sprigiona una nota leggermente balsamica, quasi fumé, con sfumature terrose e appena resinose. Subito dopo emerge la genziana, con la sua radice amara e quasi medicale, seguita da un fondo agrumato dolce proveniente dall’arancia. Questa fragranza esperidata si intreccia a un accenno di vaniglia, morbido e caldo, che aggiunge profondità, persistenza e una sensazione vellutata. Il tocco speziato del coriandolo mantiene il profilo aromatico vibrante e dinamico. Con l’ossigenazione si affacciano note di frutta rossa matura, eredità del sangiovese, fuse a sentori di caramello e cirmolo. L’ingresso al palato è inizialmente caldo e morbido; la dolcezza viene però rapidamente contenuta e bilanciata da una sensazione amaricante decisa ma fine, data dalla genziana e dal quassio, che pulisce la bocca e ne amplifica la complessità. La struttura è armonica, con un corpo dotato di piacevole persistenza. La chiusura è segnata dal ritorno delle note amare e speziate, che conferiscono lunghezza e profondità al finale.
© Riproduzione Riservata


