I vini degli sportivi al Vinitaly 2017

Articolo pubblicato a aprile 2017 su Gastronomiamediterranea.com (https://goo.gl/scfBJH)

Che cosa hanno in comune un campione del mondo di ciclismo, un pilota di Formula 1, un olimpionico di scherma, un allenatore che a Parma un “piccolo triplete” l’ha conquistato, due campioni del mondo protagonisti della magica notte di Berlino 2006, e il nipote de “Il Campionissimo”?

Il 51° Vinitaly! E non tra i 128mila spettatori di 142 nazionalità diverse presenti durante i quattro giorni dell’edizione più internazionale degli ultimi decenni, bensì tra i protagonisti delle oltre 4.270 aziende espositrici provenienti da 30 paesi, che hanno scelto il Salone veronese per promuovere la propria attività vitivinicola.

Presenti, chi più chi meno, nella conduzione diretta della loro azienda, hanno trasmesso l’amore per la terra e la passione per il loro lavoro ai loro figli e ai nipoti. Dopo i tanti successi sportivi ottenuti hanno scelto di tornare alle origini, da dove i loro nonni e genitori erano partiti, a quella terra con la quale ancora oggi si sporcano le mani, se la strofinano sul viso, la assaporano, per comprendere meglio i loro territori, sentendo così il sapore vero dei loro vini.

Moser – Trento
Tutto ebbe inizio negli anni ‘50, con Ignazio, papà del grande campione di ciclismo Francesco, che coltivava i suoi appezzamenti di terra in Val di Cembra. All’inizio era aiutato proprio da Francesco e dal fratello Diego, che poi si scoprirono (anche) ciclisti, chissà magari una “buona scusa” per sfuggire al duro lavoro della terra. Ben presto si capì che il futuro Sceriffo del ciclismo italiano ne avrebbe percorsa di strada e ne avrebbe tagliati di traguardi.  Il richiamo della terra però è sempre stato molto forte. L’Azienda Agricola Moser è nata nel 1979,  ma solo nel 1988, appesa la bicicletta al chiodo, per Francesco è tornato ad essere un lavoro che annovera nella sua produzione alcuni tra i migliori spumanti Metodo Classico in circolazione.

Oggi l’azienda è guidata dai figli Carlo, Ignazio, Francesca e dal nipote Matteo, enologo della cantina. Al Vinitaly abbiamo bevuto (non solo assaggiato), questi tre spumanti.

Il primo ha un numero speciale riportato in etichetta, Brut 51,151 proprio come i kilometri percorsi in un’ora oltre 30 anni fa, il 23 gennaio 1984, sulla pista di Città del Messico, un record rimasto imbattuto per molti anni. Chardonnay in purezza, annata 2013, un mix dai vigneti delle tre zone di produzione, il 10% fa fermentazione malolattica in botti di legno da 25 hl, 36 mesi sui lieviti e 30.000 bottiglie di una freschezza impagabile.

Il Rosé Extra Brut 2012, seconda annata sul mercato, è 100% Pinot Nero raccolto a mano da meno di un ettaro di vecchie vigne che oltre trent’anni fa furono piantate intorno a Maso Villa Warth. Pressatura delle uve intere, macerazione di circa 30 ore, fermentazione in acciaio del solo mosto fiore e 48 mesi di affinamento sui lieviti. 5.000 bottiglie che rappresentano più l’espressione del Pinot Nero che quella di un rosato, alla continua ricerca del giusto equilibrio tra eleganza, struttura, freschezza, sapidità e persistenza. Uno spumante diretto, verticale che ti colpisce al centro del palato.

Il Brut Nature 2011, ultimo nato e in vendita da maggio, è il miglior Chardonnay di montagna dai loro vigneti della Val di Cembra, che gli dona tanta longevità. Veste grafica rivista per evidenziare la sua unicità. Solo acciaio e niente malolattica, 60 mesi l’affinamento in bottiglia (56 mesi sui lieviti e ulteriori 4 dopo la sboccatura). Mineralità spinta ai massimi livelli, tagliente ma non acido, nessuna nota burrosa. 4.000 bottiglie per #60mesienonsentirli, nel rispetto dello stile di casa Moser!

A completare la gamma, i vini fermi della linea Maso Warth, i bianchi Riesling, Müller Thurgau, Moscato Giallo, Gewürztraminer, Chardonnay e i rossi Lagrein e Teroldego.

Podere Castorani – Alanno (PE)
Il ricordo del nonno che produceva vino nel suo garage, un quarto di secolo nel mondo dei motori, di cui ben 14 nel Circus della Formula 1 e l’amore per il suo Abruzzo, hanno fatto crescere in Jarno Trulli la passione per il vino insieme alla consapevolezza che con il Montepulciano si potessero produrre dei grandi vini di livello internazionale.

Così nel 1999 sulle colline di Alanno, a poca distanza da Pescara, acquista insieme a tre amici Podere Castorani, un’antica azienda agricola risalente al 1793 e ormai abbandonata. 70 ettari (non tutti vitati) 800.000 bottiglie, Trebbiano d’Abruzzo, Malvasia, Cococciola, Pecorino e Passerina le uve a bacca bianca coltivate, ma ovviamente la prevalenza è a bacca rossa con il Montepulciano d’Abruzzo che la fa da padrone.

Per riscaldare i motori abbiamo iniziato dal Metodo Classico 2011 Extra Brut, Passerina in purezza, 36 mesi sui lieviti, il cui vino base fermenta parzialmente in botte. Un vino molto orizzontale dalla grande persistenza minerale.

Il Trebbiano Cadetto 2016, allevato con il tradizionale tendone abruzzese, è un vino molto beverino dall’ottimo rapporto qualità/prezzo, mentre il suo fratello maggiore, il Trebbiano Costa delle Plaie 2016 è molto più complesso. Resa minore, vinificazione in cemento e affinamento sur lies donano ricchezza e grassezza senza perdita di freschezza e tensione.

Amorino Montepulciano d’Abruzzo 2012, 40 giorni di macerazione e 12 mesi di affinamento in legno sulle fecce fini. Brillantissimo nel colore, dal profilo acido importante, frutti rossi croccanti, maturi ma non “marmellatosi”, un tocco balsamico che enfatizza ancor di più la su freschezza.

Il Podere Castorani Montepulciano d’Abruzzo Riserva 2010 proviene da una parcella di vecchie vigne di quasi mezzo secolo. Vinificazione simile all’Amorino, svolge completamente la fermentazione malolattica e riposa in bottiglia per almeno 15 mesi. Materico, speziato e dal tannino avvolgente. Appassionante!

Jarno Rosso 2012, nasce da un’intuizione di Jarno e dalla sua passione per l’Amarone, e applica la tecnica dell’appassimento al Montepulciano d’Abruzzo. Commissiona così agli ingegneri della Toyota (all’epoca la sua scuderia) la progettazione di un fruttaio che potesse ricreare un microclima ideale per l’appassimento ricorrendo il meno possibile alla ventilazione forzata. 100 giorni di appassimento, quasi due mesi di macerazione e maturazione in botti di rovere sulle fecce fini per 24 mesi. Jarno docet: “Un vino concentrato, elegante, unico. Un orgoglio della mia terra.”.

Nettare dei Santi – S. Colombano al Lambro (MI)
Questa è la storia della famiglia Riccardi che sulle colline di San Colombano al Lambro, (exclave milanese tra la provincia di Lodi e Pavia) coltivava e vinificava le uve di proprietà nella vecchia tinaia dell’oratorio di San Rocco.

Fu Franco Riccardi, il grande olimpionico di spada, tre medaglie d’oro e un argento che, dopo aver lasciato l’attività sportiva, ha trasformato la passione per il vino in una vera attività.

Dal vino prodotto per il consumo famigliare e per gli amici, è passato al vino da imbottigliare e vendere soprattutto ai lodigiani e ai milanesi. Il nome dell’azienda Nettare dei Santi prende “a prestito” una poesia di Francesco Redi.

La prima annata è del 1951, mentre l’ultima per lui è stata nel 1968, anno della sua morte. Le redini dell’azienda sono passate al figlio Enrico che, con l’intuizione della Verdea Frizzante La Tonsa, ha spopolato a Milano, dando inizio alla grande storia moderna di Nettare dei Santi. Oggi l’azienda è condotta dal nipote di Franco, Gianenrico, 600.000 le bottiglie prodotte.

Nel 2004 in occasione del centenario della sua nascita è stato prodotto per la prima volta il Franco Riccardi Vino Rosso I.G.P. Collina del Milanese. Selezione delle migliori uve di Merlot (80%) e Cabernet Sauvignon (20%), raccolte a maturazione, poste in cassette e lasciate ad appassire per circa tre mesi. Una parte affina in barrique per circa 3 mesi. Dopo l’assemblaggio rimane in acciaio per 6/7 mesi. In cantina le bottiglie riposano per almeno due anni prima della commercializzazione. La scelta dell’appassimento è stato un modo per differenziarsi dal “San Colombano Classico”. L’annata 2012 si caratterizza per una delicata dolcezza al naso, per l’intensità e persistenza delle note fruttate ed erbacee. Un tannino suadente, avvolgente ma diretto, una rotondità che dà la forza, 18 grammi/litro lo zucchero residuo. La storia del vino di Milano!

La Giuva – Trezzolano (VR)
Giu come Giulia, Va come Valentina e LA come Alberto Malesani, al contrario, perché in fondo l’azienda è delle sue figlie. Nel nome è racchiusa l’intera famiglia, quella che ha voluto credere nella passione di Alberto per il vino.

È nell’anno del suo triplete a Parma (Coppa Uefa, Coppa Italia e Supercoppa Italiana), durante una trasferta a Bordeaux visitando un paio di chateaux, che gli inizia a balenare l’idea di creare qualcosa di simile vicino casa sua. Un progetto da realizzare da zero ma con un’impronta molto territoriale.

Inizia così a girovagare per la Valpolicella alla ricerca dei terreni giusti, incontra Lorenzo Caramazza, grande conoscitore della zona, e insieme individuano un terreno a soli 5 km dalla casa dove viveva Alberto con le figlie. Al centro della proprietà viene costruita la cantina, puntando soprattutto a  preservare la biodiversità dei luoghi così integri anche grazie alla presenza di boschi, uliveti e tanta fauna.

Quella di Alberto è una vera trasformazione da allenatore in contadino, ogni giorno in Val Squaranto è alle prese con le sue viti e la sua campagna, con i vestiti e le mani sporche di terra. Un personaggio sempre molto schietto e diretto, e questo suo modo di essere lo ritroviamo nei suoi vini veri e sinceri.

Il Valpo 2016, (nome confidenziale del Valpolicella per gli abitanti della zona) fermenta a basse temperature e affina solo 3 mesi in acciaio. Un vino fresco, fruttato, giovane, da bere a secchiate.

Il Rientro 2015, Valpolicella Superiore da Corvina, Corvinone, Rondinella, Oseleta e Croatina che subiscono un appassimento di circa 30 giorni in cassetta. Dopo la fermentazione malolattica la base appassita è aggiunta in parti uguali a un Valpolicella fresco, matura per almeno 12 mesi in barrique di rovere di secondo passaggio. Spezie, vaniglia, erbe di montagna e note balsamiche, profumi più maturi che rispecchiano la quota e la vigna giovane.

Amarone 2013, un vino da amare ma soprattutto un Amarone che si può bere! Appassimento con ventilazione naturale, presenza di muffa nobile, un vino che danza tra complessità e finezza, il richiamo alla freschezza è sempre ben evidente, tannino dolce e grande persistenza finale. Un vino dalla grande piacevolezza gustativa.

Recioto 2015, massimo 80 g/l di residuo zuccherino, fermenta in acciaio fino a gennaio, svinato e travasato in barrique, continua la sua lenta fermentazione almeno fino ad agosto/settembre per poi maturare ulteriori 12 mesi per raggiungere il perfetto equilibrio tra alcool, zuccheri e acidità.

Vigne Marina Coppi – Castellania (AL)
A Castellania il 15 settembre del 1919 nasceva Fausto Coppi, “Il Campionissimo” del ciclismo italiano, ed è proprio in questi luoghi che suo nipote Francesco Bellocchio, figlio di Marina primogenita di Fausto, ha voluto realizzare il suo sogno di viticoltore, lì dove i suoi avi sono sempre stati contadini e dove solo le due ruote rubarono le proverbiali braccia all’agricoltura. Così nel 2002 riacquista alcuni terreni posseduti dalla sua famiglia, fondando Vigne Marina Coppi, solo 4 ettari e mezzo di Timorasso, Favorita, Barbera, Nebbiolo e Croatina, allevati su marne argillose calcaree sedimentarie di colore grigio-azzurro chiamate Marne di Sant’Agata che donano ai loro vini (circa 25.000 bottiglie annue prodotte) eleganza e finezza nei profumi.

Marine 2014 è il vino dedicato alle due Marina della famiglia, madre e figlia. Vendemmia tardiva da uve Favorita, circa sei mesi la permanenze sulle fecce fini che ne esalta i profumi e la struttura. Piacevole ed equilibrato anche grazie al lungo affinamento in bottiglia (circa 2 anni), molto interessante la sua vena sapida.

Fausto 2013 da Timorasso in purezza, il fuoriclasse tra i vitigni autoctoni della nostra penisola. Intenso, complesso e sorretto da picchi di freschezza indescrivibili. Sapidità spiccata, mineralità da venir nei prossimi anni. Elegante e potente, proprio come la pedalata del Campionissimo. Un vino vincente anche tra vent’anni!

I Grop 2012, Barbera Superiore dei Colli Tortonesi, ottenuto da vecchie vigne su un terreno pieno di grossi massi calcarei, detti appunto grop nel dialetto del posto. Come nella migliore tradizione piemontese, matura due anni in botte grande di rovere da 50 hl. Finalmente una Barbera in legno “non addomesticata”, che non ha perso quella sua caratteristica tensione.

Le Casematte – Faro Superiore (ME)
Le casematte sono delle fortificazioni militari utilizzate durante le due guerre mondiali. A Faro Superiore, in provincia di Messina, su una collina ce ne sono ben tre a custodir lo Stretto. Le Casematte è anche il nome che Gianfranco Sabbatino ha voluto dare all’azienda agricola fondata nel 2008, 11 ettari di vigneti abbandonati che circondavano appunto le tre fortificazioni. Al suo fianco ha voluto un quarto baluardo, Andrea Barzagli, difensore della nazionale campione del mondo a Berlino nel 2006, grande amico di Gianfranco, buon toscano appassionato di vino ma soprattutto innamorato di quella Sicilia conosciuta durante la sua permanenza a Palermo.

Peloro Bianco 2016, 65% Grillo e 35% Caricante. Solo acciaio per un vino dai freschi profumi e sapori che richiamano il mare e la macchia mediterranea e dalla tipica sapidità.

Rosematte 2016, un rosato da Nerello Mascalese. Provenzale nel colore, elegante e raffinato, ti accarezza con i suoi profumi floreali e di piccoli frutti rossi non troppo intensi. Il sorso è molto fresco e piacevole.

Peloro Rosso 2015, un Faro Doc volutamente declassato a IGP. 70% Mascalese e 30% Nocera vinificati separatamente in tini troncoconici con macerazione di tre settimane, assemblati in acciaio fino al termine della fermentazione malolattica. Veloce passaggio in tonneau nuovi. Si caratterizza per la sorprendente acidità che lo rende agilissimo, ma mantenendo l’eleganza e la potenza del Mascalese. Una bevibilità super!

Faro DOC 2015, stessa vinificazione del Peloro: al Nerello Mascale (55%) e al Nocera (10%) sono aggiunti un 25% di Nerello Cappuccio e un 10% di Nero d’Avola. La maturazione avviene in barrique e tonneau di rovere francese di secondo passaggio. Ampiezza e profondità dei profumi, note di frutta a bacca rossa matura, nuance speziate, erbe mediterranee. Al palato il frutto è croccante, succoso, un finale molto persistente, il tutto sorretto sempre da una vena acida importante.

Pratum Coller – Flero (BS)
Probabilmente non appena appenderà le fatidiche scarpette al chiodo, si ritirerà nella bassa bresciana tra i suoi vigneti acquistati nel 2007 a Flero, un paesino nei pressi di Capriano dal Colle vicino alla casa natale dei suoi genitori. Andrea Pirlo, il fuoriclasse della nazionale italiana, con l’aiuto dei suoi familiari dieci anni fa ha rilevato una piccola tenuta. Il progetto era quello di creare un agriturismo ma poi hanno assecondato le loro passioni decidendo di dedicarsi al 100% alla produzione di vini IGP Montenetto di Brescia.

Gli inizi non sono stati facili, la zona di produzione soffriva la presenza di denominazioni più conosciute, ma la perseveranza della squadra messa in campo da Andrea ha iniziato a produrre i primi risultati interessanti. Il cambio d’enologo è stato fondamentale, poiché subito dopo la vendemmia del 2015 è arrivato Carlo Ferrini, dalla grande esperienza anche agronomica.

Il Nitor 2016 è un Trebbiano di Lugana in purezza, l’uva raccolta molto matura dà maggiore complessità, ricchezza ed assicura una buona longevità, anche grazie a delle vigne quarantenni. La composizione del terreno dona invece una buona dose di mineralità al vino.

Eos Alba 2016 è un rosato, il nome a rappresentare sia il primo vino vinificato sia il colore dell’alba. Sangiovese, Barbera, Marzemino e Merlot, breve macerazione e affinamento sur lies. Spiccata aromaticità e dal frutto vivo e croccante.

Redeo 2015 è il ritorno alle origini, è il vino della casa, quello che bevevano i nonni di Andrea dopo una dura giornata di lavoro nei campi. Sangiovese, Merlot e Marzemino, due settimane sulle bucce, con Ferrini si è deciso di assemblarlo in legno e farlo maturare per almeno dodici mesi in barrique nuove sia per ammorbidirlo sia per dargli una maggiore struttura e complessità.

Arduo Riserva 2015, Merlot, Sangiovese e Marzemino e un po’ di Cabernet Sauvignon da viti di oltre 30 anni, un anno di affinamento in vasche d’acciaio ed un anno in barrique (solo sei mesi per l’annata 2015) di primo e secondo passaggio sulle fecce nobili. Piacevolissimo al palato.

La sorpresa è stata Monos 2016, passito da Petit Manseng, circa 170 g/l di zuccheri residui ma dalla freschezza così tagliente che rende questo vino sopraffino e dall’eleganza smisurata. #SullaStradaGiusta.

Le storie di questi campioni sono affascinanti, come quelle di tutti i protagonisti del Vinitaly che anche quest’anno rinnova il suo successo, dove ogni singolo produttore ha i suoi “trofei” in casa, forse meno famosi di quelli dei nostri campioni ma di certo frutto della stessa passione e dedizione, perché fatto di lavoro ma di tanto amore per quello che si fa. Alla prossima edizione allora!

[Photo Credit: Antonio Cimmino; Cantine Moser; Podere Castorani; La Giuva; Vigne Marina Coppi; Le Casematte; Pratum Coller]

 

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