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VinoNews24 – Letrari, il Trentodoc è di casa. Storia di una famiglia e dei suoi spumanti senza tempo

Articolo pubblicato a novembre 2024 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/44fu8p7w)

Le grandi riserve Letrari raccontano il tempo, l’innovazione e l’eccellenza di una famiglia che da tre generazioni interpreta le bollicine di montagna.

Letrari non è solo un nome indissolubilmente legate alle celebri “bollicine di montagna” Trentodoc, il metodo classico tanto apprezzato anche sui mercati internazionali, ma rappresenta una famiglia, che da tre generazioni, è protagonista della storia enologica non solo trentina, ma italiana.

Per comprendere appieno l’importanza dell’omonima cantina della Vallagarina, è indispensabile partire dalla figura del suo fondatore, Leonello Letrari. A raccontarne la visione e il percorso umano e professionale contribuisce una preziosa raccolta dei suoi pensieri, realizzata in occasione delle sue prime 55 vendemmie. Il volume, curato da Nereo Pederzolli e intitolato “Viti e Vini di una Vita” (pubblicato a fine 2004), non è solo una memoria della cantina o un documento sulla famiglia Letrari, ma un vero e proprio racconto del Trentino enoico: un viaggio attraverso ciò che era e ciò che è diventato in oltre cinquant’anni di storia.

LE TAPPE DI COLUI CHE HA CAMBIATO IL VINO TRENTINO

Leonello Letrari nasce a Borghetto all’Adige, una frazione del comune di Avio, nel 1931. Diplomato in enologia all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, la sua prima esperienza significativa come tecnico risale al 1950, nei vigneti dei suoi illustri vicini: i Marchesi Guerrieri Gonzaga della Tenuta San Leonardo. Dopo un periodo di lavoro nel veronese, a soli 24 anni, con già cinque vendemmie alle spalle, torna nella sua terra d’origine, entrando nell’azienda dei Conti Bossi Fedrigotti.

Il 1961 segna una svolta cruciale per Leonello e per il panorama vitivinicolo italiano. È l’anno del primo imbottigliamento del Fojaneghe, uno dei primi uvaggi bordolesi in Italia: un blend di merlot e cabernet (poi rivelatosi carmenère), innovativo anche per l’uso “pionieristico” delle barrique. Lo stesso anno nasce la prima bottiglia di Equipe 5, un momento storico per la spumantistica italiana. La maison trentina, fondata da cinque giovani amici – Bepi Andreaus, Riccardo Zanetti, Pietro Tura, Mario Tonon e lo stesso Letrari – nacque ispirata da un viaggio in Champagne. Il loro metodo classico si impose rapidamente, arrivando a superare il prezzo di vendita di Ferrari e a produrre oltre mezzo milione di bottiglie annue.

Leonello Letrari
DAL CORAGGIO DI RICOMINCIARE ALLA VISIONE DEL FUTURO: L’EREDITÀ DI LEONELLO

Nel 1976 si apre un nuovo capitolo, con la burrascosa separazione dalla cantina dei nobili di Borgo Sacco e l’inizio dell’avventura imprenditoriale di Leonello Letrari e sua moglie Maria Vittoria. Uniti nella vita e nel lavoro, fondano quella che è oggi l’azienda vitivinicola di famiglia. Grazie ai buoni rapporti costruiti negli anni con i conferitori della Bossi Fedrigotti, Leonello riesce ad affittare alcuni dei terreni più interessanti, tra cui quelli della tenuta di Palazzo Lodron a Nogaredo, che diventa la sede aziendale fino al 2000, anno in cui viene inaugurata la nuova cantina a Rovereto.

Nel 1987, con l’ingresso in azienda di Lucia Letrari, appena diplomatasi in enologia nello stesso istituto frequentato dal padre, l’azienda compie un ulteriore passo avanti. Si amplia la cantina e viene avviata la produzione in proprio di spumanti metodo classico, trasformando l’impresa in quella che conosciamo oggi. Lucia, nel corso degli anni, ha assunto la guida della parte tecnica, mentre il fratello Paolo si occupa del settore commerciale e delle relazioni. Ma è soprattutto nella filosofia di Leonello che Lucia ha raccolto la sua eredità: quella di credere nelle idee e valorizzare il Trentino e il Trentodoc. Questo spirito è diventato ancora più forte dopo ottobre 2017, quando Leonello le ha passato simbolicamente il testimone con la sua scomparsa e la sua visione del futuro: “Il vino del futuro? Dovrà mettere nel bicchiere tutti i saperi del territorio dove nasce. Con i suoi sapori, le sue essenze, dovrà identificare le peculiarità, esaltare le differenze, battere l’omologazione.”

Lucia Letrari e sua figlia Margherita
TRENTODOC E MOLTO DI PIÙ DALLA VALLAGARINA

Letrari coltiva 12 ettari di vigneti, di cui 4 in affitto, posizionati in aree strategiche della Vallagarina. A questi si aggiungono le uve di selezionati conferitori, in particolare per alcune partite di chardonnay provenienti da altitudini più elevate. La combinazione tra la qualità eccelsa delle uve e una filosofia produttiva focalizzata sulla purezza espressiva dà vita a vini che raccontano il territorio. I terreni poveri e ricchi di roccia, le altitudini comprese tra i 220 e i 500 metri, e il microclima influenzato dall’Adige e dal Garda, conferiscono agli spumanti un’identità che riflette l’essenza della viticoltura montana.

Con una produzione annua di circa 130mila bottiglie – di cui 30mila dedicate ai vini fermi – Letrari propone una gamma che spazia dagli spumanti ai rossi, passando per bianchi e vini dolci. La distribuzione si concentra principalmente nel canale Horeca, mentre circa l’8% della produzione viene esportato, raggiungendo mercati come Stati Uniti, Germania, Svizzera e Danimarca. Il cuore pulsante della produzione è rappresentato dai dieci Trentodoc metodo classico, che offrono un’ampia varietà di stili. Tra questi si distinguono quattro etichette più tradizionali, quattro riserve con oltre 60 mesi di affinamento sui lieviti, e due che superano i 120 mesi. Tra i vini fermi, spiccano rossi di carattere ottenuti sia da vitigni autoctoni, come marzemino e teroldego, sia da varietà internazionali. Un ruolo speciale lo riveste il Ballistarius, un blend di enantio e varietà bordolesi creato nel 1997 da padre e figlia assieme, che rappresenta il legame tra l’esperienza di Leonello e la visione moderna di Lucia.

i vigneti di Letrari a Borghetto all’Adige
NOTE DI DEGUSTAZIONE

Letrari Brut Riserva Trentodoc (2017-2013-2011)

Il Brut Riserva di Letrari rappresenta un ritorno alle origini, alla prima bottiglia di metodo classico prodotta nel 1987, che ha ispirato tutte le successive riserve della cantina. L’assemblaggio, composto da 60% chardonnay e 40% pinot nero, è rimasto invariato nel tempo. È un vino speciale, ricco di affetto, dove Lucia ritrova il ricordo e l’eredità del padre Leonello. Le uve provengono dalla vigna Sompiaz, situata sulle colline che dominano la Vallagarina, nella località Sasso di Nogaredo, a oltre 450 metri di altitudine e con esposizione a est. Una piccola percentuale dello chardonnay, compresa tra il 2% e il 3%, matura in legno prima della presa di spuma, mentre il vino base svolge interamente la fermentazione malolattica.

Il millesimo 2017 (sboccato a marzo 2024, con quasi 72 mesi sui lieviti) si distingue per i suoi aromi di frutta a polpa gialla croccante, erbe aromatiche e un raffinato tono gessoso, accompagnato da dolci sfumature agrumate. Al palato, pur mostrando una piacevole rotondità, si rivela fresco, sapido, e caratterizzato da un’eleganza piena e persistente. L’annata 2013 (oltre 5 anni sui lieviti) offre un bouquet più complesso, con note terziarie che evocano spezie dolci e un lieve accenno di ossidazione. La freschezza resta comunque ben presente, mentre il finale si arricchisce di toni tostati. Infine, la riserva 2011 (74 mesi sui lieviti), a più di sei anni dalla sboccatura, colpisce per la sua integrità e raffinatezza. All’olfatto si presenta austera e aristocratica, con note di agrume candito e un accenno di miele. In bocca è intensa, avvolgente e cremosa, senza alcun segno dell’invecchiamento. Negli anni, l’unico elemento a subire un cambiamento è stato il dosaggio zuccherino, passato dai circa 6 grammi per litro iniziali agli attuali 4, per enfatizzare ancora di più la purezza e l’eleganza del vino.

Letrari +4 Rosé Brut Riserva Trentodoc 2015

L’idea di questo Trentodoc nasce nel 2007, con l’obiettivo di creare la prima riserva rosé di Letrari, caratterizzata da almeno cinque anni di affinamento sui lieviti. Tuttavia, le prime annate non hanno potuto riportare la dicitura “Riserva” in etichetta, poiché l’aggiornamento del disciplinare della denominazione Trento per includere questa categoria anche per i rosati è avvenuto solo alla fine di ottobre 2015. Tale modifica, però, è stata resa retroattiva per le partite di spumante già in fase di elaborazione nelle precedenti campagne vendemmiali. Il nome +4 è un omaggio alla terza generazione della famiglia Letrari, tutta al femminile: Margherita, figlia di Lucia e già attiva in azienda, insieme alle sue tre nipotine, figlie di Paolo.

Questa affascinante cuvée si distingue per il suo brillante colore cipria e per l’equilibrio tra freschezza e complessità. È composta per il 90% da pinot nero, vinificato con il metodo saignée, e per il 10% da chardonnay, regalando un vino che esprime appieno la freschezza delle montagne trentine senza mai risultare invadente. Al naso si colgono delicate note floreali, agrumi e una sfumatura di melagrana, che rimanda immediatamente al territorio. Degorgiato ad aprile di quest’anno, il lungo affinamento di 8 anni sui lieviti conferisce a questo Trentodoc una raffinatezza senza confini e un’armonia gustativa che conquista il sorso.

Letrari 976 Riserva del Fondatore Brut Trentodoc (2013-2006-1998)

Nel nome di questo Trentodoc è racchiusa la storia della cantina: un richiamo all’anno di fondazione e al suo fondatore. Nato con il millesimo 1998, questo spumante è frutto di un’idea di dégorgement tardif, che prevedeva di conservare alcune bottiglie e procedere con sboccature dilazionate nel tempo. L’obiettivo era esplorare come una lisi prolungata e continua dei lieviti potesse dar vita a un vino capace di esprimere l’anima del territorio, coniugando una complessità straordinaria a una raffinata eleganza. L’assemblaggio, in parti uguali di pinot nero e chardonnay, vede la metà dello chardonnay fermentare e affinare in legno. Questo processo, unito alla fermentazione malolattica, dona al vino rotondità e pienezza, mitigando eventuali spigoli, che insieme alla sapidità rappresenta la firma stilistica di Letrari.

Il millesimo 2013, attualmente in commercio, è stato degorgiato lo scorso giugno. Si presenta con un brillante colore dorato che cattura immediatamente l’attenzione. Al naso regala profumi avvolgenti di nocciole tostate, mele di montagna, pesca matura e un accenno di zenzero e arachidi. Al palato è morbido e cremoso, ben bilanciato da una vibrante freschezza agrumata, che culmina in un finale lungo e persistente, ed invita a un nuovo assaggio. La 2006, sboccata nell’ottobre 2017 dopo oltre 120 mesi sui lieviti, si distingue per il suo dorato più intenso e caldo. Al naso emergono sensazioni ricche di zafferano e miele, mentre in bocca si rivela ancora vivo e armonico, con una piacevole bevibilità. Infine, il millesimo 1998, recentemente sboccato (solo il mese scorso), con oltre 300 mesi di affinamento sui lieviti. Nel calice, un luminoso giallo carico che sorprende per la sua vitalità. Al naso si percepisce una pulizia olfattiva impareggiabile, mentre il sorso è straordinario: complesso, elegante e vivo. Un Trentodoc hors catégorie capace di raccontare oltre venticinque anni di storia e territorio.

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