VinoNews24 – Conti Capponi e la Linea 1524: l’altro volto di Villa Calcinaia
Articolo pubblicato a giugno 2025 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/39v5ppx9)
Dalla storica Villa Calcinaia nasce una collezione di vini “hors catégorie” che rispecchia lo spirito colto, sperimentale e mai convenzionale della famiglia Capponi, aprendo nuove prospettive sulla viticoltura chiantigiana che va oltre la DOCG Chianti Classico.
Cinque secoli dopo l’acquisto di Villa Calcinaia, nel cuore di Greve in Chianti, i Conti Capponi aprono un nuovo capitolo nella storia della loro casata, una delle più storiche e illustri di Firenze, con la creazione della Linea 1524. Un progetto che raccoglie, sotto un’identità autonoma, tutti i vini che non rientrano nel disciplinare del Chianti Classico. Per distinguerli, la famiglia sceglie di non utilizzare il nome Villa Calcinaia, riservato alla produzione DOCG, ma firma questi vini “hors catégorie” con il nuovo brand: Conti Capponi.
1052: PRIME TRACCE VINICOLE
Il rapporto tra la famiglia e il mondo del vino è testimoniato già nel 1052, con la registrazione della vendita di una loro vigna nel senese. Un legame precoce con il Chianti, rafforzato dal fatto che il documento venne ritrovato presso l’Abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano, una delle più antiche istituzioni monastiche della regione.
Oggi l’azienda è guidata da Sebastiano Capponi, affiancato dai fratelli Tessa e Niccolò, esponenti della trentasettesima generazione. Dai 31,5 ettari vitati – di cui 10 impiantati tra il 1959 e il 1975, con una densità media di 5.000 ceppi per ettaro – nascono poco più di 110mila bottiglie all’anno. Accanto al vigneto, Villa Calcinaia custodisce un patrimonio agricolo di valore: oltre 70 ettari destinati a pascolo e foraggio, circa 100 ettari di bosco e 10 di oliveto.

LINEA 1524: L’OMAGGIO ALLA BISNONNA LUISA VONWILLER
La nuova linea si ispira alla figura di Luisa Vonwiller, bisnonna di Sebastiano: una donna dal temperamento deciso, dallo spirito cosmopolita e dall’animo anticonformista. Nata nel 1864 in una famiglia svizzera di industriali e banchieri, Luisa seppe fondere l’imprenditorialità dei Vonwiller con le radici agricole toscane dei Capponi. Appassionata di botanica, alpinismo e fotografia, la sua visione libera e curiosa rivive oggi nei vini della Linea 1524: sperimentali, profondamente legati al territorio, ma aperti all’innovazione.
Frutto di varietà internazionali studiate e coltivate a Villa Calcinaia negli ultimi decenni, i quattro vini della linea incarnano una viticoltura esplorativa, attenta alle potenzialità di suoli, esposizioni e microclimi al di là delle convenzioni. Un approccio produttivo preciso e personale li distingue: pur non rientrando nel disciplinare del Chianti Classico, condividono lo stesso terroir e ne propongono una lettura originale. Anche l’estetica sottolinea questa identità autonoma: le etichette richiamano la croce dell’Ordine di Santo Stefano, antico emblema di famiglia, mentre la scelta della bottiglia borgognotta rafforza una strategia di posizionamento chiara e distintiva.

NOTE DI DEGUSTAZIONE DA VILLA CALCINAIA
Mauvais Chapon VSQ Brut 2020
Spumante metodo classico ottenuto da sangiovese in purezza, proviene dagli appezzamenti più freschi della tenuta. Le uve, raccolte nella prima decade di agosto, esprimono una maturità aromatica ancora acerba, dal carattere giovanile e vibrante. La vinificazione prevede una pressatura soffice dei grappoli interi, con selezione esclusiva del mosto fiore. La resa volutamente contenuta anticipa già in cantina lo stile essenziale di questo spumante. Il vino affina sui lieviti per 45 mesi prima della sboccatura, avvenuta nel marzo 2025. Nonostante un dosaggio generoso (12 g/l), il profilo gustativo si mantiene teso e verticale.
Nel calice si distingue per la finezza e persistenza della bollicina. Al naso si intrecciano note di pasticceria da forno, crostate ai frutti rossi, fragoline di bosco e susine gialle, accompagnate da una scia agrumata che suggerisce freschezza e sapidità. L’ingresso al palato è gentile, ma l’acidità prende presto il sopravvento, sostenuta da una tessitura cremosa che avvolge il sorso. Il finale, giocato su richiami di pan brioche e agrumi, si chiude con una salinità invitante che stimola immediatamente un nuovo assaggio.

Tor Solis IGT Toscana 2023
Dalla vigna Roberto, situata sul Podere Le Refie a 720 metri di altitudine, nasce Tor Solis, un chenin blanc toscano di rara intensità. Le uve, coltivate in un contesto climatico fresco, vengono vinificate in acciaio e successivamente affinate per 14 mesi in clayver di ceramica, un materiale neutro che consente una micro-ossigenazione delicata, preservando la purezza aromatica del vitigno.
Alla vista si presenta brillante, con una vivace tonalità paglierina. Il profilo olfattivo è teso e raffinato: si apre con lime e scorza di cedro candito, seguiti da sentori di tiglio, mela cotogna e una nuance vegetale che richiama la felce. La mineralità, quasi tagliente, emerge con forza e si conferma al palato, dove l’equilibrio tra acidità e polifenoli — ottenuto anche grazie a una macerazione a freddo sulle bucce — costruisce una struttura solida ma setosa. Il finale è lungo, pulito, con richiami netti di erbe alpine e una precisione che non concede sbavature.

Le Refie IGT Toscana 2024
Dalla vigna Adelaide, nel podere Le Refie, nasce appunto Le Refie, un blend bianco composto per il 90% da marsanne e viognier, con un saldo del 10% di gewürztraminer. Il vigneto, esposto a est su suolo sabbioso, favorisce un’espressione elegante e solare. Le tre varietà, ciascuna con un profilo aromatico ben definito, si fondono qui in un equilibrio sorprendente. La fermentazione e l’affinamento avvengono lentamente in acciaio, per dar forma a un bianco opulento ma sobrio, senza indulgere nei cliché delle varietà rodaniane: nessun sentorea di colla o profumi barocchi. Alla vista è dorato, denso, con riflessi luminosi. Il naso apre con fiori d’arancio, ginestra e zest d’arancia candita. Il sorso è ampio e cremoso, con una ricchezza aromatica sostenuta da una dolcezza ben dosata (30 g/l di residuo zuccherino), che trova bilanciamento in una freschezza citrina inattesa. La componente minerale si fonde con quella fruttata e floreale del gewürztraminer, evocando pesca matura e spezie delicate. Il finale è lungo, dinamico, e promette un’evoluzione verso toni mielati e sfumature di pietra focaia.

Casarsa IGT Toscana (mini-verticale 2019, 2010, 2004, 1997)
Casarsa è un Supertuscan in purezza da merlot, nato da un errore agricolo del 1967: in quell’anno, alcune barbatelle di merlot, scambiate per malvasia nera, furono piantate nei vigneti collinari del podere Casarsa a Villa Calcinaia. Solo nel 1996, grazie al lavoro congiunto di Sebastiano Capponi e del professor Roberto Bandinelli sul recupero del materiale genetico aziendale, si scoprì la reale identità del vitigno.
La vinificazione segue un protocollo preciso: fermentazione in vasche di cemento da 50 ettolitri, con macerazione sulle bucce per circa 20-25 giorni a temperatura controllata. L’affinamento avviene in barrique da 225 litri, nuove e usate, e in tonneaux (esclusa l’annata 1997), con durate variabili secondo l’andamento stagionale: 20 mesi per le annate 1997 e 2004, i canonici due anni per 2010 e 2019. La scelta del legno riflette le condizioni climatiche: in vendemmie calde (1997, 2019) si opta per legni meno invasivi, mentre in quelle fresche (2004, 2010) un maggior apporto di barrique nuove contribuisce a scolpire la struttura.

Casarsa 2019: frutto di una delle migliori annate toscane recenti, calda ma equilibrata, il 2019 si apre su note di cuoio, frutti neri e un accenno di cioccolato di Modica, che conferisce dolcezza senza appesantire. Con l’evoluzione emergono grafite e un balsamico di rosmarino fresco, a radicare il vino nel suo territorio. Al palato è denso ma non opulento, con una struttura ossuta e ben integrata nella componente fruttata. I tannini, levigati, lasciano spazio a una freschezza sapida che ricorda olive nere e pepe di Sichuan: floreale, agrumato e speziato al tempo stesso. Un vino che, nonostante l’annata calda, conserva tensione e vivacità.
Casarsa 2010: equilibrata e più fresca che calda, questa vendemmia regala un merlot finemente cesellato. Il naso offre violetta essiccata, potpourri, prugna, cacao amaro e un sottofondo terroso che aggiunge profondità. In bocca, i tannini perfettamente integrati avvolgono il sorso, mentre la sapidità – quasi marina – mantiene il vino in tensione. Il finale, lungo, si chiude su cuoio e fondi di caffè, ma è la freschezza vibrante a ricordare che questo merlot nasce da colline, non da pianure. Un vino capace di sorprendere ed emozionare ad ogni sorso.
Casarsa 2004: un vino che ha richiesto tempo per aprirsi. Inizialmente introverso, oggi si rivela con note di fiori secchi, elicriso, polvere di caffè e una netta liquirizia. L’ossigenazione porta in superficie aromi di sottobosco e foglia di tabacco. Ricco di sfumature terziarie, conserva un’integrità viva e promette ulteriore evoluzione. Verticale, nervoso, con tannini ancora gessosi, è sostenuto da una freschezza marcata. Il finale sorprende con richiami di tè al bergamotto, pepe nero e una tensione quasi bordolese, rara oggi anche nei merlot della rive droite di Bordeaux. Sta appena entrando nella sua fase migliore.
Casarsa 1997: anno segnato da un’estate torrida, precursore dei cambiamenti climatici, ma oggi, rispetto ai parametri attuali, quasi equilibrato. Il naso apre con una raffinatezza sorprendente: arancia rossa essiccata, cuoio, tabacco umido e grafite, segno di un lungo affinamento. Al palato, il vino è cremoso, con tannini ormai fusi in una tessitura vellutata. Eppure, il finale conserva un guizzo di energia, un tocco tannico che ricorda la vitalità delle vigne trentenni dell’epoca. Si chiude su cioccolato fondente, liquirizia e una punta salina che persiste a lungo. Un merlot che racconta la memoria e la tenacia del tempo.

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