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VinoNews24 – Sylvaner, kerner, riesling: la triade di Abbazia di Novacella

Articolo pubblicato a marzo 2026 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/5n96un65)

Tra monastero, vigneti d’alta quota e secoli di viticoltura, l’Abbazia racconta la Valle Isarco enoica attraverso la linea Praepositus e le sue tre varietà simbolo – sylvaner, kerner e riesling – capaci di restituire nel tempo identità, continuità qualitativa e sorprendente capacità evolutiva.

In Valle Isarco a Varna, pochi chilometri da Bressanone, ha sede una delle realtà vitivinicole più antiche al mondo ancora in attività: Abbazia di Novacella. Fondata nel 1142, l’abbazia ha legato fin dall’inizio la propria esistenza alla coltivazione della vite, favorita dalle donazioni fondiarie ricevute nei secoli. Già nel 1177 papa Alessandro III riconobbe ufficialmente la proprietà di vigne attorno al monastero, sancendo un legame con il vino che non si è mai interrotto.

Oggi il complesso monastico agostiniano resta un centro religioso e culturale di primo piano, con biblioteca, museo e una comunità di canonici ancora attiva che vive ancora all’interno dell’abbazia. Accanto a questa dimensione spirituale, la cantina gestisce vigneti nella conca di Bressanone, tra i 600 e i 900 metri di altitudine, e a Cornaiano, per le varietà a bacca rossa. Il cuore produttivo resta però qui, nel punto più settentrionale della viticoltura italiana di qualità: esposizioni a sud e sud-ovest, forti escursioni termiche, suoli morenici poveri, sabbiosi e ricchi di scheletro. È un contesto che crea condizioni ideali per vini aromatici, minerali e longevi, dove nascono le varietà simbolo della valle: sylvaner, kerner e riesling.

PRAEPOSITUS, IL VERTICE DELLA PRODUZIONE

Con circa 850mila bottiglie l’anno, per l’80% bianchi, esportati in oltre quaranta paesi, Novacella è un punto di riferimento per l’intera valle. E se l’ampiezza della gamma racconta una realtà articolata, è la linea Praepositus a rappresentarne il vertice qualitativo. Otto bianchi, due rossi e due vini dolci che nascono dai migliori cru e da rese contenute. Intensità aromatica, struttura e capacità di evolvere nel tempo sono i tratti distintivi di etichette che hanno costruito la reputazione internazionale della cantina.

Per Werner Waldboth, responsabile vendite e marketing, nonché direttore della cantina di Abbazia di Novacella, queste etichette raccontano meglio di ogni altra cosa l’identità della casa: “Queste sono le varietà a bacca bianca su cui puntiamo maggiormente. Il kerner è per noi la varietà più importante per volume e notorietà. Vediamo un grande potenziale di crescita anche nel riesling, non ci fossilizziamo su uno stile unico, anzi. Quest’anno presenteremo anche un riesling in stile kabinett, con circa 50 grammi litro di residuo zuccherino, 8,5-9 gradi alcolici e un’acidità di 9 grammi litro. Vogliamo intercettare anche il palato dei consumatori più giovani e capire quali espressioni possano convincerli”. Sul sylvaner, Waldboth è netto: “È la varietà del nostro cuore, una presenza imprescindibile nel progetto enologico di Novacella. Dobbiamo evitare che si pensi a noi solo come a una realtà storica che ripete sempre sé stessa. La nostra storia è un valore, ma questo non ci impedisce di sperimentare e di proporre letture nuove dei nostri vitigni”.

Sylvaner, kerner e riesling sono dunque le tre colonne portanti non solo della linea Praepositus, ma dell’identità stessa di Novacella e, per estensione, della Valle Isarco.

Werner Waldboth, responsabile vendite e marketing, nonché direttore della cantina di Abbazia di Novacella.
SYLVANER PRAEPOSITUS, DECISIONE E ROTONDITÀ

Il Sylvaner Praepositus nasce nella conca di Bressanone, tra i 650 e i 750 metri, su depositi morenici di micascisto, paragneiss e quarzite. Le viti, allevate a guyot con circa 6mila ceppi per ettaro, garantiscono rese contenute attorno ai 55 ettolitri. Nell’annata 2024 il 60% del mosto fermenta e matura in acciaio, il 30% in botti di acacia da 30 ettolitri e la parte restante in barrique francesi, per un affinamento complessivo di dieci mesi. Il vino si presenta luminoso, giallo paglierino brillante con riflessi verdolini. Il naso è segnato da cedro, pera matura, albicocca e un tocco di fiori di sambuco. In bocca è sapido, minerale, con un’acidità incisiva che nell’annata calda tende a mettere in primo piano il frutto, ancora in fase di assestamento. È un vino che chiede tempo per distendersi. La 2021, più fresca, vira su toni maggiormente minerali e su una finezza aromatica in cui compaiono i primi accenni speziati e una traccia più gialla di frutto; il sorso è guidato dalla freschezza, con una morbidezza misurata e persistente. La 2015 mostra ampiezza e avvolgenza, frutto maturo e una progressione energica tipica dei millesimi caldi. La 2011, vinificata allora interamente in acciaio e maturata per alcuni mesi in acacia, introduce note evolutive di idrocarburo e una profondità sorprendente, mantenendo integrità e tensione. Nel sylvaner si ritrovano il carattere e la decisione del sorso, ma anche la rotondità che gli anni sanno scolpire con misura.

KERNER PRAEPOSITUS, IL PRINCIPE DELLA VALLE

Il Kerner Praepositus proviene dalle stesse altitudini tra Novacella e Rasa, su terreni morenici analoghi, con rese leggermente superiori, attorno ai 60 ettolitri per ettaro. Viene vinificato interamente in acciaio, dove matura per circa dieci mesi. L’annata 2024 mostra un colore paglierino luminoso con riflessi verdi e un naso centrato sugli agrumi – pompelmo e scorza di cedro – accompagnati da erbe di campo e fiori di sambuco. Il sorso è succoso, potente ma composto, con freschezza e sapidità in equilibrio e una chiusura agrumata che prolunga la beva. È ancora giovane, leggermente contratto, ma lascia intravedere la traiettoria. La 2022 amplia il bouquet e introduce le prime sfumature evolutive, con accenni smaltati e una verticalità affilata. La 2018 gioca sull’equilibrio tra morbidezza e una chiusura piacevolmente amaricante che ne allunga il finale. La 2012 mostra un profilo più evoluto, forse troppo, pur evidenziando un sorso in cui la mineralità resta protagonista. La sorpresa arriva dalla 2007, che esibisce raffinatezza, complessità e integrità, note di idrocarburo eleganti e una tessitura ancora viva. Nei kerner la tipicità è l’elemento centrale: nelle annate più giovani emerge la freschezza, in quelle più datate un’incisività profonda e stratificata che racconta con grande eleganza la storia dei bianchi altoatesini.

RIESLING PRAEPOSITUS, IDENTITÀ E PROFONDITÀ

Il Riesling Praepositus, prodotto anch’esso tra i 650 e i 750 metri nella conca di Bressanone, è vinificato in acciaio; matura dodici mesi sulle fecce fini e prosegue con almeno un anno di bottiglia. Una piccola quota di vendemmia tardiva, oggi attorno al 5%, contribuisce alla complessità. L’annata 2023 esprime con chiarezza l’identità del vitigno, ancora in fase di definizione ma già centrato nella struttura: Il naso è deciso, con agrumi, pesca bianca e una traccia di frutta matura. In bocca è pieno, aromatico, sostenuto da un’acidità viva e da una sapidità che ne sostiene l’allungo. La 2020 aggiunge alla vista e all’olfatto sfumature dorate e una maggiore ampiezza aromatica, con la canditura dell’agrume e una progressione minerale marcata. La 2017, segnata da condizioni climatiche difficili, si distingue per verticalità e sapidità, con freschezza acida ben integrata nella struttura, fanno capolino le prime note di idrocarburo. La 2013 spicca per eleganza e completezza: frutta gialla matura, a tratti esotica – pesca, albicocca, ananas – accenni balsamici e una lunghezza notevole che resta impressa. La 2008, terza vendemmia nella storia di questa etichetta, mostra oggi equilibrio e armonia nonostante la giovinezza delle vigne all’epoca, con note evolutive di idrocarburo e una vivacità sorprendente, seppur all’epoca mancasse un po’ in spessore. Nei riesling di Novacella emerge tutta la forte identità del vitigno: deciso, pieno, aromatico, capace di trasformare il tempo in complessità senza perdere energia

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