Enoframmenti di Collisioni … 40 anni di Fallegro

Collisioni 2014 è stata una seconda ottima occasione per festeggiare i 40 anni del Fallegro, Langhe Favorita Doc dei Poderi Gianni Gagliardo, dopo la prima occasione, durante la Festa dell’Allegria tenutasi naturalmente presso le sue cantine.

Un momento molto intenso in cui si è raccontata e celebrata la storia del Vermentino di questa terra, davanti ad un pubblico che più che ad inviti ha partecipato per pura passione.

Tra i relatori era presente Federico Curtaz, enologo tra i massimi conoscitori della Favorita e Luca Gardini, sommelier, blogger, autore, professore, imprenditore, ma soprattutto wine communicator, ed è proprio grazie alle sue doti comunicative, dirette e coinvolgenti, che tanti giovani (e non) si stanno avvicinando e stanno amando questo mondo.

Di grande fascino i racconti e gli aneddoti di Gagliardo dei suoi primi 40 anni con la Favorita!

All’inizio degli anni 70 nelle Langhe, come in altre zone, parlare di “vino” era parlare di “rosso”. Il vitigno Favorita era pressoché scomparso, man mano soppiantato dall’Arneis. In controtendenza Gagliardo volle provare a piantare la Favorita recuperando uve da vigneti piccolissimi, quasi dei giardini rampicanti sui versanti più impervi ed assolati. Nel 1974 imbottigliava 3000 bottiglie tutte immediatamente vendute.

Il percorso si presentava in salita. Il prodotto infatti era quasi sconosciuto e i contadini conoscevano la sua uva come ottima a tavola o da posa perché si riusciva a conservarla tutto l’inverno, dopo la raccolta. Quasi nessuno sapeva che la Favorita era, ed è, Vermentino. Un vitigno versatile, che sa adattarsi a molti terreni e ai diversi climi, con una certa costanza produttiva e una buona plasticità. In vigneto ha un grande vigore, slancio, ottima fertilità e non tradisce mai. In Italia esistono una ventina di cloni, che danno origine a dei vermentini con caratteristiche differenti che rispecchiano i terroir di appartenenza.

Tra i più noti, quelli mediterranei, come il Vermentino di Sardegna, non troppo acidi e con sensazioni olfattive vegetali (mirto, salvia, macchia mediterranea). Quello toscano ha una forte acidità naturale, profumi meno evocativi, meno intensi, con vigne molto vicine al mare che ne asciuga la maturazione. Nel Roero, terroir in alcuni punti un po’ sabbioso in cui si possono trovare frammenti di conchiglie, testimonianza di un’epoca in cui la terra era sommersa, l’uva matura più gradualmente, con una concentrazione media, una grande morbidezza ed un equilibrio sottile, dove il frutto diventa il profumo più importante.

Gagliardo intuì che il prodotto aveva potenzialità. Lo stesso Giovanni Negro, quando assaggiò “la favorita allegra” (vecchio nome del Fallegro), in un diretto e spiccato dialetto piemontese manifestò tutte le sue perplessità che fosse fatto in purezza. Intorno alla Favorita gli aneddoti di Gagliardo si susseguono, come quello in occasione della pubblicazione di “Favorita nice to meet you”, in cui Alberto Moravia si propose per scriverne la prefazione. Dopo un primo momento di entusiasmo, Gianni dovette rispondergli che non poteva permetterselo a cui seguì un “Nulla costa più della cultura” del grande scrittore. Moravia morì dopo 2 settimane. La sua frase rimane scritta nei nostri animi.

Questi 40 anni hanno assistito a diverse fasi del Fallegro. Piaciuto prima ai semplici clienti che hanno così creato la domanda, senza venditori che lo promuovessero, è arrivata poi la richiesta da parte di politici, finanzieri e quindi del jet set. Scoperto dalla critica solo alcuni anni dopo, quando durante le degustazioni oltre al suo Barolo si chiedeva anche il Fallegro, è iniziato così il suo successo. Una scalata che è frutto dell’unicità del vino e del suo produttore.

Se si degusta un vino che è solo buono, probabilmente si dimentica subito. Un vino è unico se ha un carattere forte, che ami o odi. Questa è la differenza fondamentale tra un vino buono ed un grande vino secondo la “lezione” di Gianni Gagliardo.

Una sintonia perfetta con la performance di Luca Gardini che, come da suo stile, non si limita ad una degustazione tecnica ma va oltre, in una sorta di evoluzione, di precursore dei tempi e del suo cambiamento.

E si è evoluto anche il Fallegro, dalla tradizione ha imparato, dalla tradizione è partito per diventare più “smart”, più “allegro” per piacere ad ogni palato, rispettarne i gusti senza perdere il valore del lavoro della terra.

Il vino non è una moda ma è cultura, è storia a cui avvicinare le persone, come ha sottolineato Gardini. Chi “comunica” di e per il vino non è “il fenomeno”, non è un cane da tartufo, non deve “sentire” 40 aromi in un bicchiere di vino, ma può e deve far sentire importante ognuno di noi, aiutarci a capire cosa ci piace, dandoci degli strumenti semplici per comprendere tutto il lavoro che c’è dietro un bicchiere di vino, che rimane comunque e sempre sinonimo di allegria, convivialità, divertimento. Chiaramente un vino deve essere pulito, si deve bere, deve suscitare emozioni a seconda della sensibilità di chi lo beve.

Ovvio è che questo Fallegro 2013 debba esprimere i sapori della sua grande terra, con la sua forte mineralità, pulizia, agrumi, menta, una sorta di binomio dolce e amaro, bitter&sweet come dicono gli inglesi, sulla lingua si crea una patina, non altro che sale, quindi una bella sapidità e grande bevibilità.

Il vitigno si adatta a diverse pietanze, come ci ha dimostrato lo Chef Alessandro Neri del ristorante il Grecale abbinandolo a sei differenti piatti, un tutto pasto, dagli antipasti ai formaggi (Gambero viola di Mazara del vallo, olio EVO e ciliegie; Tartare di palamita marinata e affumicata ai legni marini su gazpacho e germogli di ravanello rosso; Hummus con Pinzimonio di verdure; Pizza Margherita; Battuta al coltello di Fassona piemontese con noci, Robiola di pecora con nocciola tonda e gentile)

In tutto questo il “vino dobbiamo berlo”, come dice saggiamente Gardini.

La chiusura dell’evento è stata naturalmente affidata a Gianni Gagliardo che ha voluto omaggiare i sui 3 ospiti presenti, Curtaz, Gardini e Neri, con una delle 100 magnum numerate, imbottigliate proprio per i 40 anni del Fallegro, la cui etichetta è stata impreziosita da un’opera dell’artista Gianni Depaoli.

 

Come inizio niente male queste collisioni, ed ora in cerca del prossimo frammento, rosso, bianco chi può dirlo di sicuro divino!

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