VinoNews24 – Tenuta di Arceno, dove il Chianti Classico incontra l’anima internazionale
Articolo pubblicato a luglio 2025 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/ydh64j6k)
Come una storica tenuta toscana ha saputo fondere le radici del Chianti Classico con la visione internazionale della famiglia Jackson. Dai sangiovese in purezza delle Gran Selezione o del nuovo rosato Rosambra, alla verticalità del merlot del Valadorna e del cabernet franc dell’Arcanum si legge l’evoluzione di una cantina che ha fatto della purezza varietale il suo tratto distintivo.
A Castelnuovo Berardenga, la Tenuta di Arceno rappresenta un ponte tra due universi enologici: da un lato il rigore della denominazione Chianti Classico, dall’altro la libertà espressiva dei vini IGT. Non è una contrapposizione, ma un dialogo tra due visioni che interpretano lo stesso territorio con sensibilità diverse. Il risultato è un’identità coerente e riconoscibile, capace di fondere anime autoctone e internazionali in uno stile unico.
DALLA CALIFORNIA ALL’ETRURIA
Fondata nel XVI secolo, la tenuta deve il suo nome alla parola etrusca archè (“punto di origine”), che racconta un legame antico con questa terra. Passata attraverso le famiglie nobiliari Del Taja e Piccolomini, che ne plasmarono architettura e vigneti, è entrata in una nuova era nel 1994 con l’acquisto da parte di Jess Jackson e Barbara Banke, pionieri della viticoltura californiana (Sonoma, Napa Valley) e fondatori della Jackson Family Wines. Con presenza ormai globale – dall’Oregon all’Australia, passando per Francia e Sudafrica, oltre alla natia California – la tenuta toscana rappresenta oggi uno degli avamposti europei del gruppo, che presto approderà anche nel Regno Unito.
Con 1.000 ettari totali, di cui 112 vitati e 50 destinati all’oliveto, la tenuta si distingue per un mosaico di suoli – argilla, arenaria, scisto e basalto – distribuiti fra i 300 e i 600 metri di altitudine. L’esposizione a sud-ovest garantisce protezione dai venti freddi e massima insolazione, mentre la presenza dei fiumi Ambra e Ombrone contribuisce a creare microclimi differenziati che influenzano fortemente le espressioni del vino.

FILOSOFIA PRODUTTIVA: DAL MICRO-CRU ALLA PUREZZA DEL VARIETALE
Dal 2002 il ruolo di resident winemaker è affidato a Lawrence Cronin, affiancato da Pierre Seillan, enologo francese e co-fondatore dell’azienda, che ha introdotto a partire dal 1996 il concetto di micro-cru: i vigneti sono suddivisi in oltre 80 blocchi distinti per varietà, cloni, portainnesti, esposizione e altitudine. Ogni parcella viene vinificata separatamente, per poi affinare in barrique per un anno e contribuire, in fase di assemblaggio, a uno dei sette rossi della gamma, tra Chianti Classico e IGT. Negli ultimi anni, però, la filosofia aziendale si è evoluta verso la valorizzazione della purezza varietale, abbandonando i classici tagli bordolesi per dare spazio ai monovitigni, con un focus su sangiovese, merlot e cabernet franc. Si è scelto di raccontare l’identità della tenuta non più attraverso il concetto di terroir aziendale, ma attraverso l’espressione più diretta dei singoli vitigni.
“All’inizio, ispirati dalla filosofia dei micro cru, – racconta Lawrence Cronin – ci siamo concentrati sulla creazione di vini unici e complessi, frutto dell’assemblaggio di uve provenienti da suoli ed esposizioni differenti all’interno della tenuta. Con il tempo, però, abbiamo approfondito la conoscenza di ogni singolo appezzamento e ci siamo spinti oltre, esplorando la complessità espressiva di un solo vitigno. Grazie alla straordinaria varietà di suoli, esposizioni ed elevazioni, dai 300 ai 600 metri, oggi selezioniamo con precisione i vitigni più adatti a ciascun micro-terroir, dando vita a vini monovitigno dal carattere puro e dalla profonda identità varietale.”

NOTE DI DEGUSTAZIONE
Rosambra Toscana IGT 2024
Debutto assoluto per il primo rosato della tenuta, prodotto da sangiovese in purezza. L’annata fresca e regolare ha creato le condizioni ideali per questo nuovo progetto: due blocchi di sangiovese sono stati raccolti a mano all’alba, per preservarne fragranza e acidità, breve macerazione in pressa e vinificazione in acciaio con bâtonnage settimanale per tre mesi. Il colore, tenue ma brillante, anticipa un profilo aromatico vibrante di pompelmo rosa e pesca bianca, con una lieve speziatura di pepe rosa. Il sorso è teso, agrumato, e chiude su un finale lungo di scorza d’arancia. Un rosato dall’elegante grazia con una chiara personalità.

Chianti Classico Riserva DOCG 2020
Annata classica, equilibrata, caratterizzata da un’estate dalle forti escursioni termiche per questa riserva, blend di sangiovese (90%) con una piccola aggiunta di cabernet sauvignon (10%) per esaltarne sapidità e mineralità, proveniente dalle parcelle più calde e soleggiate della tenuta. Dieci mesi in barrique di secondo passaggio. Colore rubino intenso e luminoso, si apre con un bouquet elegante e complesso di prugna, viole appassite, ciliegia matura e una sottile speziatura di liquirizia e tabacco. Con l’ossigenazione emergono sentori più terziari, come foglia di tè, cacao e una punta di cedro. In bocca, l’attacco è fresco e diretto, con tannini setosi che avvolgono il palato senza aggressività. La componente acida è vivace, tipica del sangiovese di altitudine, evidente è la nota balsamica di eucalipto. Il finale è lungo, con un ritorno su delle spezie dolci. Pronto da bere ma con ottimo potenziale evolutivo.

Chianti Classico Gran Selezione DOCG 2021 Strada al Sasso
Da un singolo blocco piantato nel 1998 a 450 metri di quota, questo sangiovese in purezza, espressione del cru più roccioso della tenuta, è il più verticale, minerale e diretto di tutta la produzione. L’annata 2021, calda e secca, ha regalato un vino concentrato dalla spiccata acidità (7 g/l), e tannini potenti ma raffinati. Aromi intensi di amarena sotto spirito, erbe aromatiche e spezie, accompagnati da una bocca tesa e compatta, con tannini giovani ma già integrati. Finale profondo su note di grafite e liquirizia. Richiede tempo per esprimere appieno il proprio potenziale.

Chianti Classico Gran Selezione DOCG 2021 Campolupi
Debutto per questa nuova etichetta: 95% sangiovese, 5% colorino, che a differenza dello Strada al Sasso proviene sì da un vigneto più alto (550 metri) ma dal carattere più rotondo. L’altitudine si traduce in tensione e finezza, mentre il colorino aggiunge corpo e morbidezza. È più introverso all’apertura, con profumi di viola, prugna matura e una speziatura dolce di cannella e noce moscata. Con l’ossigenazione, emergono sentori di tabacco e un pizzico di rosmarino. Al palato, l’acidità è presente ma meno pronunciata rispetto allo Strada al Sasso, lasciando così spazio a una tessitura più avvolgente. I sapori ruotano attorno a mirtillo, cassis e una nota erbacea di salvia. Il colorino dona un tocco di dolcezza al finale, che chiude su note di cedro e sottobosco.

Mini-verticale Valadorna Toscana IGT (2019-2018-2012)
Il merlot è la voce protagonista di questo vino, che si è progressivamente evoluto da blend bordolese a monovitigno a partire dall’annata 2018, riflettendo la mutata filosofia aziendale.
Valadorna 2019: merlot in purezza da due blocchi distinti, Valadorna (argilla) e Capraia (calcare), a maturazione tardiva posti nella parte più fresca della tenuta, è l’espressione più raffinata della varietà in Tenuta di Arceno. Affinamento di 12 mesi in barrique, di cui il 70% nuove. L’annata 2019 ha visto un inizio ritardato e un andamento abbastanza equilibrato che ha permesso una maturazione ottimale delle uve. Rubino profondo con riflessi violacei. Al naso è elegante: viola, lavanda e una spolverata di pepe verde. Con il tempo, emergono note di ciliegia matura, vaniglia e una speziatura dolce di cannella. In bocca, la struttura è sorprendentemente elegante, con tannini vellutati e una raffinata freschezza che ricorda più un pinot noir borgognone che un classico merlot toscano.

Valadorna 2018: Un altro grande merlot in purezza, figlio di una stagione equilibrata e regolare. I vigneti di Capraia e Valadorna sono stati vendemmiati tra il 14 e il 16 settembre. Più strutturato del 2019, con tannini più presenti e una mineralità ancora da integrare. Al naso, dominano spezie scure (noce moscata, pepe nero) e frutti di bosco. Al palato, è più muscolare, i tannini sono meno arrotondati rispetto al 2019. La mineralità calcarea di Capraia si fa sentire nel finale, lungo su liquirizia e grafite Un Valadorna dalla trama più potente, in fase evolutiva ma già espressivo.

Valadorna 2012: in passato questo Supertuscan conteneva oltre al merlot (70%), piccole percentuali di cabernet franc (20%) e cabernet sauvignon (10%) per dare un po’ di nerbo al blend. È un vino ancora giovane nonostante i quasi tredici anni trascorsi dalla vendemmia. Al naso, esprime note di ciliegia nera, prugna, cioccolato fondente, liquirizia e una di foglia di tabacco. In bocca, i tannini sono levigati dal tempo, con una freschezza che bilancia l’opulenza del merlot. Il finale è balsamico, con richiami di cipresso toscano. In questo millesimo il vino ha quasi un profilo più bordolese, e non solo per la presenza dei due cabernet, ma indubbiamente il tocco di franc lo nobilita con il suo vegetale che tende a bilanciare un fruttato scuro così imponente.

Mini-verticale Arcanum Toscana IGT (2019-2018-2012)
Punto culminante della filosofia bordolese di Tenuta di Arceno, Arcanum è la voce più riconoscibile della nuova rotta intrapresa dalla cantina di Castelnuovo Berardenga. All’inizio della sua produzione (annata 2002) in tenuta c’erano solo due ettari di cabernet franc, principalmente nei micro-cru Apparita e Belvedere, da cui la necessita del blend con aggiunta di cabernet sauvignon e petit verdot. Poi col tempo sono stati piantati e reinnestati altri 17 ettari della varietà girondina, cosicché dal 2016 è diventato il simbolo del cabernet franc in purezza della tenuta.
Arcanum 2019: è un vino di straordinaria complessità che accentua energia e tensione. Proveniente da 12 micro-cru tra i 400 e 600 metri di altitudine, affina 12 mesi in barrique (70% nuove). Elegante e potente, con aromi di mentuccia, mora e spezie. Tannini vellutati, finale su buccia d’arancia e tabacco.

Arcanum 2018: l’annata ha offerto una stagione regolare e priva di estremi, permettendo una maturazione equilibrata del cabernet franc. Note fragranti di lampone, pepe verde, fiori secchi e grafite precedono un palato raffinato e stratificato. Più morbido del 2019, gioca sulla finezza più che sulla potenza. Perfettamente centrato tra eleganza e complessità, una freschezza che invita a bere. Mostra già grande armonia ma potrà evolvere ulteriormente.

Arcanum 2012: cabernet franc con 16% di merlot, 10% di cabernet sauvignon e 3% di petit verdot, matura un anno in barrique di rovere francese, per l’80% nuove. Il 2012 è stato segnato da un’estate calda, che ha concentrato gli aromi e conferito potenza al frutto. L’autunno più fresco ha permesso una maturazione equilibrata delle uve, regalando una trama tannica fine e una struttura ideale per l’evoluzione in bottiglia. Esprime al naso una ricchezza aromatica profonda e avvolgente, dominata da frutta rossa matura, ciliegie disidratate e un’elegante traccia erbacea. In bocca, il vino unisce struttura e morbidezza, il gusto richiama prugne mature e mirtilli e arricchite da una delicata scia balsamica alla salvia. I tannini sono fini, setosi e perfettamente integrati. Il finale, di non comune persistenza, evolve verso note scure e complesse di liquirizia e tabacco. Un vino capace di coniugare intensità e longevità.

© Riproduzione Riservata


