VinoNews24 – Revì completa la saga: nasce Cavaliere Bianco Trentodoc Riserva 2017
Articolo pubblicato a dicembre 2025 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/4fbs43z6)
Sei anni sui lieviti, solo duemila bottiglie e una visione precisa del metodo classico trentino da pinot nero in purezza: il nuovo Cavaliere Bianco 2017 firma il capitolo più intimo e meditato dell’immaginario cavalleresco di Revì.
Revì presenta Cavaliere Bianco 2017, nuova riserva extra brut Trentodoc da pinot nero in purezza vinificato in bianco. Sei anni sui lieviti, dosaggio ridotto (2,5 g/l) e una tiratura limitata a 2mila bottiglie. Un’uscita che completa idealmente la saga cavalleresca della cantina trentina, inaugurata dal Paladino, dominata dal Re di Revì, la riserva storica, e affiancata dal già noto Cavaliere Nero. Il nuovo blanc de noir nasce da vigneti situati tra i 450 e i 600 metri di quota sulla collina di Trento, in suoli poveri, ricchi di marne calcaree e dolomia. Un progetto avviato nel 2009 dalla seconda generazione della famiglia Malfer e portato sul mercato solo ora, quando la cantina ha ritenuto raggiunta la maturità stilistica desiderata.

L’INIZIO DELLA CAVALCATA
Revì nasce come una sfida personale, prima ancora che come un’azienda. Paolo Malfer, tredicenne curioso, trova in biblioteca un libro sulla spumantistica e tenta di replicare a casa ciò che ha appena letto. Le prime bottiglie esplodono, le successive iniziano a funzionare. “Non so dire come fosse quel mio primo spumante – racconta Paolo – so solo che a capodanno faceva dei gran bei botti e tutti eravamo felici”. Da quell’esperimento ostinato prende avvio una cavalcata, prima personale e poi famigliare, che porterà, nel 1982, alla fondazione della cantina. Un locale essenziale, mezzo ettaro di vigneto e poco più di un migliaio di bottiglie. Da lì una crescita costante, fino a diventare una delle firme più riconoscibili del Trentodoc.
Oggi la cantina di Aldeno, dedicata esclusivamente al metodo classico, raggiunge i 200mila tiraggi annui, con vendite stabili tra le 170 e le 180mila bottiglie negli ultimi anni. Tiraggi pensati per sostenere il mercato ma anche per permettere un’evoluzione lenta e profonda sui lieviti. La guida è passata a Giacomo e Stefano, figli di Paolo, che oggi si definisce “solo un aiutante”. Giacomo segue la parte commerciale e comunicativa; Stefano è direttore di produzione e responsabile amministrativo. Insieme hanno affinato l’identità produttiva della cantina: espressività alpina, centralità della purezza del frutto e rispetto dei tempi lunghi. Le basi sono costruite attorno a chardonnay e pinot nero e affondano le radici nei terreni della collina di Trento: suoli poveri, ricchi di scheletro, venature calcaree e dolomia. Negli ultimi anni Revì ha consolidato il proprio stile: rigore, nitidezza aromatica, acidità ben integrata, nessuna fretta in affinamento. Un metodo classico che preferisce la profondità alla ricerca dell’effetto immediato.

UNA LINEA CAVALLERESCA
Le riserve di Revì sono concepite come una piccola corte e si muovono all’interno di un immaginario preciso. Le figure cavalleresche non sono un mero abbellimento grafico, ma un modo per raccontare la filosofia della cantina: tutela del territorio, cura del vigneto, sobrietà stilistica e rigore produttivo. La saga inizia con il Paladino, prosegue con il Cavaliere Nero e trova il suo vertice nel Re di Revì.
Il nuovo Cavaliere Bianco entra in questa famiglia come interpretazione “in bianco” del pinot nero, offrendo una seconda lettura del vitigno sotto l’ombrello delle riserve aziendali. Se il Cavaliere Nero è una visione rosé del pinot nero trentino, giocata su di piccoli frutti rossi, tostature sottili, mineralità ampia, il Cavaliere Bianco rappresenta la controparte complementare: stesso vitigno, ma un ruolo distinto e personale nella corte di Revì.
LA NASCITA DEL CAVALIERE BIANCO
Il progetto del Cavaliere Bianco nasce nel 2009, quando si inizia a sperimentare piccoli lotti di pinot nero vinificato in bianco per verificarne l’evoluzione nel lungo periodo. In principio poche centinaia di bottiglie, quasi un esercizio privato, controllato di anno in anno per capire quando emergesse la complessità desiderata. Per Stefano Malfer il pinot nero “è un vitigno pigro: parte lento, si distende con il tempo, mostra i suoi dettagli dopo anni di quiete. Vinificato in bianco non regala gratificazioni immediate, ma può evolvere con una finezza inattesa”. Questa lentezza ha guidato l’intero percorso sperimentale.
La produzione resta volutamente limitata: 2mila bottiglie extra brut sboccate nel marzo 2024 dopo 72 mesi sui lieviti. Un lavoro rigoroso: selezione dei grappoli, raccolta manuale, pressatura soffice, illimpidimento statico del mosto, fermentazione a temperatura controllata. I vigneti destinati al blanc de noir si trovano su pendii ventilati, con esposizioni luminose ma non surriscaldate, e suoli dove dolomia e marne calcaree si alternano. Parcelle poco generose, capaci di rese contenute e grappoli che portano naturalmente acidità viva e struttura.
Il profilo del vino si distingue subito dal Cavaliere Nero: più profondo, più stratificato, meno immediato. Non rincorre morbidezze facili, ma lavora per sottrazione e progressione. Frutto giallo maturo, accenni esotici, note da forno. Sorso pieno, teso, fresco, con una materia che si distende senza pesare e trova nel tempo il suo alleato migliore.

I nostri assaggi
Cavaliere Bianco Blanc de Noir Riserva Extra Brut TrentoDoc 2017
Uvaggio: PINOT NERO 100%
Bottiglie Prodotte: 2.000
Composizione suolo: marne calcaree e dolomia con forte presenza di scheletro, povero e drenante.
Vinificazione: pressatura soffice del pinot nero; illimpidimento statico; fermentazione controllata in bianco in vasche d’acciaio; seconda fermentazione in bottiglia; lunga sosta sui lieviti; remuage e sboccatura manuale.
Affinamento: 72 mesi di permanenza sui lieviti. Sboccatura a marzo 2024, dosato con 2,5 grammi di zucchero per litro. Extra brut in etichetta.
Data Degustazione: 09/11/2025
Degustazione: colore giallo paglierino intenso, riflessi dorati netti e perlage fine, fitto e di lunga persistenza. L’apertura olfattiva si muove su un frutto giallo maturo (pesca gialla, susina, melone), con richiami che sfiorano la frutta esotica (papaya, ananas disidratata), seguiti da note di nocciola tosta, mandorla, cenni di torrone croccante, sfumature di brioche, pan dolce, cenni di pasticceria a base di burro, scorza d’agrumi candita, una punta quasi speziata sul finale. In bocca il sorso è pieno ma non pesante, con struttura ampia e dinamica, acidità continua e vibrante; sapidità diffusa che allunga il sorso. Bollicina cremosa e ben integrata; centro bocca dinamico, con ritorni di frutto giallo e nocciola; finale lungo, asciutto, nitido, con echi minerali e una persistenza che richiama lieviti dolci e mandorla. Con il trascorrere del tempo nel calice emergono toni di miele e un accento balsamico.

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