In ViaggioVN24

VinoNews24 – Le Monde e La Ponca: due estremi, un’unica visione

Articolo pubblicato a febbraio 2026 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/47y79kp2)

Dal calcare di Prata di Pordenone alle marne stratificate del Collio, il percorso di Alex Maccan attraversa il Friuli-Venezia Giulia dall’estremo occidentale al confine orientale, restituendone una fotografia nitida fatta di precisione, coerenza e vini che privilegiano la tensione alla potenza.

C’è un filo teso che attraversa il Friuli-Venezia Giulia da ovest a est, dalle ghiaie calcaree di Prata di Pordenone alle marne stratificate del Collio più alto. Un filo che unisce due cantine lontane per posizione geografica, altitudine, dimensioni produttive e complessità espressiva, ma accomunate dalla stessa idea di vino. Le Monde e La Ponca, tra i progetti più interessanti e articolati degli ultimi anni, entrambe di proprietà della famiglia Maccan, rappresentano due declinazioni di un’unica visione: quella di Alex Maccan, imprenditore di Prata di Pordenone che ha scelto il vino come forma di espressione di una passione autentica, guidata però da una lettura lucida, concreta e mai retorica del fare viticoltura oggi in Friuli-Venezia Giulia. Non una medaglia celebrativa, ma il racconto di un percorso coerente, costruito nel tempo attraverso scelte precise, investimenti mirati e una profonda attenzione al territorio, sempre letto prima in vigna e solo successivamente in cantina.

ALEX MACCAN, LA VISIONE PRIMA DEL VINO

Alex Maccan non arriva al vino per eredità o tradizione familiare. La sua non è la storia del vignaiolo romantico tanto cara allo storytelling contemporaneo, ma il risultato di una passione maturata nel tempo e sostenuta da una solida mentalità imprenditoriale, applicata a un settore complesso come quello vitivinicolo. Fin dall’inizio, le sue scelte seguono un principio tanto semplice quanto ambizioso: investire solo dove il territorio ha realmente qualcosa da dire e costruire aziende strutturate, ma non industriali, capaci di durare nel tempo senza inseguire le mode del momento. Nel suo approccio non c’è la volontà di imporre uno stile predefinito. Al contrario, ogni progetto nasce dall’ascolto del luogo, dallo studio dei suoli e dalla costruzione di una squadra tecnica in grado di tradurre quella complessità in vini leggibili, coerenti e riconoscibili. Una visione che privilegia il lavoro in vigna rispetto alla cantina, la precisione rispetto all’eccesso, la continuità rispetto all’effetto sorpresa.

Alex Maccan e Marta Paladin Furlan, proprietari di Le Monde e La Ponca
LE MONDE, IL FRIULI OCCIDENTALE COME TERRITORIO DI ELEZIONE

Situata a Prata di Pordenone, tra i fiumi Livenza e Meduna, Le Monde sorge in un’area a lungo considerata marginale rispetto alle zone più celebrate della regione, ma che nel tempo si è rivelata un vero e proprio cru. Qui si concentrano alcuni dei suoli più interessanti del Friuli occidentale: sedimenti alluvionali di origine dolomitica, ricchi di calcare attivo, che pongono la vite in condizioni di stress controllato e danno origine a vini caratterizzati da tensione, sapidità e naturale predisposizione alla bevibilità.

La tenuta ha una storia antica, risalente al Settecento, quando apparteneva alla famiglia Giustinian, per poi passare ai Brandolini e successivamente ai Pistoni. L’edificio principale, con il suo inconfondibile colore rosso, è ancora oggi un simbolo non solo della proprietà ma dell’intera area. Acquisita nel 2008, Le Monde produceva allora circa 70mila bottiglie annue. Da quel momento prende avvio una crescita costante e ragionata che porta oggi l’azienda a superare le 770mila bottiglie, con 120 ettari vitati di proprietà suddivisi in sei cru, tutti situati entro un raggio di circa dodici chilometri. La cantina, ricavata e ampliata a partire da un edificio del 1860, è oggi una struttura tecnologicamente avanzata, dotata di controllo remoto delle temperature, barricaia interrata sette metri di profondità e un impianto fotovoltaico in grado di coprire circa l’80% del fabbisogno energetico. La conduzione agronomica segue i principi della produzione integrata certificata SQNPI, con rese contenute (massimo 100 quintali per ettaro). In cantina, la vinificazione parcellare e l’uso misurato del legno permettono di preservare e valorizzare le specificità di ogni vigneto.

la barricaia di Le Monde
LA VOCAZIONE AI BIANCHI E LA SCELTA DEI MONOVITIGNI

L’identità di Le Monde si costruisce principalmente sui vini bianchi, che rappresentano circa l’80% della produzione. La scelta di puntare sui monovitigni non è casuale: consente una lettura più nitida dell’interazione tra suolo calcareo e varietà, offrendo una gamma coerente, riconoscibile e facilmente interpretabile anche sui mercati internazionali. Oltre il 70% della produzione viene esportato in circa quaranta Paesi, con mercati chiave come Stati Uniti, Canada, Asia e Sud America. Il fatturato ha raggiunto i 4 milioni di euro: numeri importanti che non hanno snaturato l’impostazione qualitativa del progetto né lo stile dei vini, sempre improntati a equilibrio, freschezza e bevibilità.

I VINI DI LE MONDE: PRECISIONE E IMMEDIATEZZA

Il Pinot Nero Rosé Brut Spumante è uno dei vini che meglio raccontano l’approccio di Le Monde. Nasce dalla scelta di anticipare la vendemmia per garantire costanza qualitativa in un contesto climatico sempre più complesso. Il lungo affinamento in autoclave dona profondità aromatica, con profumi di piccoli frutti rossi, melagrana e sottili note di crosta di pane. Dosato con soli 4 grammi per litro di zuccheri, al palato è teso e asciutto, con una progressione elegante e sorprendentemente persistente.

Alma Pinot Bianco Friuli DOC 2022, vinificato interamente in legno, rappresenta una delle etichette simbolo dell’azienda. Il profilo è verticale e profondo, con frutta a polpa bianca matura, fiori e note di pietra focaia. La sapidità ben marcata scandisce il sorso, restituendo con chiarezza il carattere calcareo dei suoli e mantenendo una bevibilità che invita al riassaggio.

Il Pratum Chardonnay Friuli DOC 2022 nasce da un vigneto di oltre 35 anni ed è prodotto in quantità limitatissime. Il legno è perfettamente integrato, il bâtonnage conferisce cremosità senza appesantire, mentre la freschezza naturale mantiene il vino dinamico. Il profilo aromatico spazia dagli agrumi maturi a delicate note esotiche, con una chiusura minerale che allunga il sorso.

Tra i rossi, il Cabernet Franc Friuli DOC 2022 sintetizza al meglio la volontà di uscire dagli stereotipi: elegante, privilegia la finezza alla potenza, con note vegetali appena accennate e una speziatura fine che accompagna un frutto nitido. Un vino agile, dinamico, che trova più facile comprensione sui mercati internazionali che non in quelli locali.

Il .73 Merlot Friuli DOC 2020, proveniente dalla vigna aziendale più vecchia, unisce maturità e freschezza con tannini presenti ma mai invadenti.

Inaco Refosco Friuli DOC 2020, vinificato interamente in legno e frutto anche di una vendemmia leggermente surmatura, esprime il lato più profondo e scuro del vitigno senza rinunciare a equilibrio e scorrevolezza.

LA PONCA, IL COLLIO PIÙ ALTO COME LABORATORIO ESPRESSIVO

L’ingresso di La Ponca nel progetto, nel 2021, segna un passaggio chiave. Non un’espansione produttiva, ma un vero e proprio cambio di prospettiva. La scelta è quella di esplorare uno dei territori più complessi e affascinanti del Friuli-Venezia Giulia: il Collio più alto e ventilato, al confine con la Slovenia. “Non volevo un’azienda nel Collio, volevo questa azienda nel Collio”, ha dichiarato Alex Maccan al momento dell’acquisizione, sintetizzando efficacemente il senso del progetto. Siamo a Scriò, frazione di Dolegna del Collio, ai piedi del monte Korada. Qui il confine non è solo geografico. Il torrente Judrio, che separa il Collio dai Colli Orientali, è stato per secoli un confine culturale ed enologico, ancora oggi percepibile nella lettura dei vitigni e degli stili.

La ponca – alternanza di marne e arenarie di origine eocenica – domina il paesaggio e condiziona profondamente il carattere dei vini: una vera “millefoglie” geologica che costringe le radici ad affondare in profondità, restituendo vini dalla salinità marcata, quasi tattile. I 12 ettari vitati sono immersi in 45 ettari di bosco, con pendenze che arrivano al 40% e altitudini comprese tra i 180 e i 320 metri. Le rese non superano i 50 quintali per ettaro e la produzione totale si attesta tra le 25 e le 30mila bottiglie annue. La conduzione è biologica e il lavoro in vigna è in gran parte manuale.

A rafforzare il legame tra Le Monde e La Ponca contribuisce una squadra tecnica condivisa: Andrea Pittana segue la gestione agronomica di entrambe le aziende, mentre Giovanni Ruzzene cura le vinificazioni. Un dialogo continuo tra due territori estremi che trasforma la distanza geografica in un laboratorio di confronto e sperimentazione.

Giovanni Ruzzene, enologo di Le Monde e La Ponca
I VINI DI LA PONCA: NEL CALICE, LA VOCE DELLA PONCA

La Ribolla Gialla Collio DOC 2022, prima annata prodotta, è un vino che vive soprattutto al palato. Il colore dorato anticipa un sorso vibrante e salino, più territoriale che varietale, con una chiusura leggermente ammandorlata ed una freschezza erbacea che lascia intravedere interessanti prospettive evolutive.

La Malvasia Collio DOC 2022 offre un profilo più ampio e avvolgente. Il legno contribuisce a dare volume senza sovrastare il varietale. La cremosità del centro bocca è bilanciata da una freschezza costante, mentre la salinità tipica della ponca accompagna un sorso lungo e persistente, in cui rusticità varietale e finezza territoriale convivono.

Il Friulano Collio DOC 2022, proveniente dalla vigna più alta ed esposta a sud, è probabilmente il vino più complesso della gamma. Maturo e strutturato, presenta aromi di erba tagliata, note floreali e leggere tostature al caffè che si ritrovano con coerenza al palato. Colpisce per la circolarità gustativa e per una sapidità che si espande lateralmente, lasciando il segno.

Lo Chardonnay Collio DOC 2022, prodotto in quantità minime e vinificato interamente in legno, rappresenta una delle espressioni più emblematiche del progetto. Il frutto è nitido, le spezie appena accennate, la struttura importante ma mai pesante: un bianco capace di parlare sia agli appassionati più esperti sia a chi si avvicina per la prima volta al Collio più estremo.

Il Sauvignon Collio DOC 2022 rinuncia consapevolmente ai cliché aromatici per puntare su eleganza e profondità. Nessuna nota aggressiva, ma una progressione fatta di frutta matura, erbe officinali e una chiara impronta minerale. L’assemblaggio di parcelle con esposizioni diverse restituisce un vino complesso e misurato, in cui la ponca emerge con purezza.

Chiude lo Schioppettino IGT Venezia Giulia 2020, unico rosso della tenuta: snello, speziato, quasi nordico nell’impostazione, più vicino per tensione ed eleganza a un pinot nero da clima fresco che a un rosso muscolare.

etichette ispirate alle costellazioni che si ritrovano nei due atlanti celesti incisi da Albrecht Dürer nel 1515. Si riconosce quella di Ercole/schioppettino, dei Pesci/sauvignon-ribolla, di Auriga/chardonnay, dell’Orsa Maggiore/friulano, del Leone/malvasia.

© Riproduzione Riservata