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VinoNews24 – Franc Lizêr: quando l’identità non sta nel grado alcolico

Articolo pubblicato a gennaio 2026 su Vinonews24.it (https://tinyurl.com/6y9kaajn)

Dalla retorica del gusto alle scelte agronomiche, il progetto di LEA Winery interamente dedicato ai dealcolati dimostra che questa tipologia può essere coerente, territoriale e gastronomica, se affrontata con metodo e visione.

Nel brano Miao degli Zen Circus c’è una frase che, più di altre, fotografa un modo di ragionare diffuso anche nel mondo del vino: la “retorica del giusto”. È quella che non ammette repliche, che stabilisce cosa è legittimo e cosa no, cosa è vero e cosa, per definizione, sbagliato. Trasportata nel linguaggio enologico, questa retorica ha deciso da tempo che il vino senza alcol sia un controsenso: se manca l’alcol, manca il gusto; se manca il gusto, manca l’identità.

È una posizione comoda, ma poco utile. Perché, nella retorica del gusto, invece, si rischia di non cogliere un punto essenziale: l’identità non risiede nell’alcol, ma nelle scelte che lo precedono.

DEALCOLATO NON SIGNIFICA SURROGATO

Il vino dealcolato non è un surrogato né un mosto aromatizzato: è vino a tutti gli effetti. Viene fermentato, vinificato, affinato e solo in un secondo momento sottoposto a un processo di rimozione dell’alcol tramite tecniche specifiche. È qui che si gioca la vera partita della qualità.

Processi invasivi, uve mediocri o scelte opportunistiche generano prodotti neutri, dolciastri, privi di anima. Processi gentili, uve sane e mature, precisione agronomica ed enologica restituiscono invece vini coerenti, leggibili, gastronomici.

LEA WINERY: UNA ROTTURA CONSAPEVOLE

Da questi assiomi nasce LEA Winery, un progetto che “non affonda le classiche radici” in una tradizione vitivinicola ereditata, ma è frutto di una rottura netta. Lucio Spadotto arriva all’enologia dopo quarant’anni nell’industria manifatturiera, durante i quali ha costruito da zero un gruppo internazionale nel settore della plastica, con siti produttivi in Europa e Nord America e centinaia di dipendenti. Quando nel 2016 esce dall’azienda, potrebbe continuare su quella strada. Invece sceglie di fermarsi, osservare e, soprattutto, ascoltare i figli: Alessandro vuole lavorare la terra, Eleonora lascia la finanza londinese. Insieme a Lorena, sua moglie, la decisione è condivisa. “Da quel momento si volta pagina – ricorda spesso Lucio Spadotto – e si riparte davvero da zero”.

LEA è l’acronimo dei nomi della famiglia, ma anche la dichiarazione di un progetto corale, costruito senza eredità enoiche e senza preconcetti.

Eleonora, Alessandro, Lucio e Lorena Spadotto
UN LUOGO CHE PARLA DI METODO. NEL DEALCOLATO NON SI PUÒ SBAGLIARE

La tenuta di San Vito al Tagliamento, in Friuli, ruota attorno a un borgo settecentesco fondato da Jacopo Linussio, imprenditore ante litteram. È un luogo che racconta industria agricola prima ancora che romanticismo rurale, e non è un dettaglio secondario. Qui LEA Winery imposta un progetto che integra agricoltura, controllo di processo e visione di lungo periodo. I 105 ettari vitati sono condotti in biologico, con un lavoro di rigenerazione dei suoli, rese contenute, micro-parcellizzazione e un’attenzione maniacale alla sanità delle uve.

Non si tratta di una dichiarazione ideologica, ma di una necessità tecnica. Nel vino dealcolato non esiste la possibilità di “coprire” nulla: la rimozione dell’alcol amplifica ogni errore, ogni squilibrio, ogni approssimazione. Qui non c’è spazio per quella che gli Zen Circus chiamano una “stupidissima anarchia”. Servono disciplina, metodo, controllo. Serve uva perfetta, fermentazioni complete, struttura naturale. Solo dopo, eventualmente, si può togliere l’alcol.

scorcio del borgo settecentesco in località Casabianca, frazione di San Vito al Tagliamento, restaurato dalla famiglia Spadotto e sede di LEA Winery.
FRANC LIZÊR: IL PROGETTO, PRIMA DEL MERCATO

Franc Lizêr, il brand di LEA Winery interamente dedicato ai vini dealcolati, nasce da questa consapevolezza. Non come risposta modaiola, ma come progetto studiato a lungo. Prima del debutto commerciale, la famiglia Spadotto dedica oltre un anno all’analisi di modelli produttivi e mercati in Francia, Germania e Nord Europa, dove il vino dealcolato è già una categoria strutturata.

La scelta è netta: se questo segmento deve crescere, deve farlo dentro il mondo del vino, non ai margini e non come bevanda aromatizzata. Il nome, in friulano, significa “libero e leggero” e racconta bene l’obiettivo: offrire un’esperienza conviviale che non rinunci al linguaggio del vino, alla riconoscibilità e al legame territoriale. I Franc Lizêr sono vini fermentati e affinati come vini tradizionali, poi sottoposti a un processo di dealcolazione selettiva, sempre più orientato verso tecnologie a membrane a circuito chiuso, per ridurre l’impatto sull’acqua e preservare struttura e profilo aromatico.

Anche la scelta dei vitigni segue una logica funzionale. Accanto a glera e chardonnay compaiono varietà PIWI come merlot khorus, non per inseguire una narrazione di sostenibilità, ma per praticarla concretamente: meno trattamenti, uso dell’ozono in vigna, drastica riduzione del rame sull’acino, selezione mirata dei lieviti e gestione delle fecce fini.

Sono tutti passaggi pensati per garantire maggiore costanza qualitativa e per ottenere vini in grado di reggere meglio la sottrazione dell’alcol. Una viticoltura che guarda avanti senza rinnegare territorio e identità.

UN CONSUMO CHE È GIÀ CAMBIATO

Mentre una parte del mondo del vino continua “aspettando – per citare ancora una volta Miao, il brano degli Zen Circus – che cambi il mondo attraverso l’oblò”, LEA Winery osserva da vicino un consumo che è già mutato. I dati parlano chiaro, soprattutto tra le generazioni più giovani: meno alcol, più attenzione, la stessa richiesta di qualità.

Il vino dealcolato non sostituisce quello alcolico. Occupa un altro spazio, risponde a un altro bisogno, a un altro gesto sociale. È un’altra lingua, non una traduzione mal riuscita.

IL CALICE COME PROVA FINALE

Nel calice, questa filosofia diventa leggibile in forme diverse. Lo spumante Blanc de Blancs a base glera gioca sulla verticalità e sulla tensione acida, con un profilo essenziale e immediato. La versione Opale Blanc de Blancs, da chardonnay in purezza, aggiunge profondità e cremosità, con una trama gastronomica sorprendente per coerenza varietale. Lo spumante Rosé, con una quota di merlot khorus, guadagna vibrazione e rotondità, mentre Opale Rosé alza ulteriormente l’asticella in termini di definizione e ampiezza gustativa. Chiude il cerchio Opale Rosato, fermo, 100% merlot khorus: un vino asciutto, misurato, che dimostra come anche i PIWI, se gestiti con precisione, possano affrontare la sfida della dealcolazione senza l’aiuto della bollicina. Qui l’identità non si perde: viene costruita, scelta dopo scelta.

I nostri assaggi
Franc Lizêr Spumante Blanc de Blancs (No Alcol)

Uvaggio: GLERA 100%

Composizione suolo: Alluvionale, a prevalenza sabbiosa con presenza di marne arenarie e argille.

Vinificazione: Criomacerazione prefermentativa; fermentazione alcolica controllata; affinamento minimo sei mesi sulle fecce fini; dealcolazione tramite filtrazione a membrane selettive; presa di spuma con rigassificazione tecnica.

Data Degustazione: 18/11/2025

Degustazione: Alla vista si presenta di un giallo paglierino chiaro, brillante. Il profilo olfattivo è immediato ma preciso: mela verde croccante, pera acerba, fiori bianchi appena sbocciati e una netta traccia agrumata che richiama il limone e il pompelmo. L’ingresso in bocca è secco, verticale, guidato da un’acidità viva che struttura il sorso e governa il residuo zuccherino (35 grammi/litro) senza concedere dolcezze facili. La bolla accompagna con discrezione, sostenendo la progressione gustativa senza appesantire. Il centro bocca è snello, teso, con una sensazione di freschezza che invita alla beva. La chiusura è asciutta, lineare, con un finale agrumato che rimane netto e pulito.

Franc Lizêr Opale Spumante Blanc de Blancs (No Alcol)

Uvaggio: CHARDONNAY 100%

Composizione suolo: Alluvionale, a prevalenza sabbiosa con presenza di marne arenarie e argille.

Vinificazione: Criomacerazione prefermentativa; fermentazione alcolica e malolattica; affinamento minimo sei mesi sulle fecce fini; dealcolazione tramite filtrazione a membrane selettive; presa di spuma con rigassificazione tecnica.

Data Degustazione: 18/11/2025

Degustazione: Colore più intenso rispetto alla versione base, con riflessi dorati che anticipano una maggiore profondità. Al naso il vino si apre su note di pesca bianca matura, albicocca, mela gialla e fiori d’acacia, seguite da una delicata sfumatura agrumata e da una sensazione lattica appena percettibile, figlia della malolattica. Il sorso è decisamente più ampio e avvolgente. L’attacco è morbido, quasi cremoso, e riempie il centro bocca con una consistenza che ricorda lo chardonnay tradizionale. L’acidità non scompare dando slancio e allungando la progressione gustativa. Il finale è pulito, elegante, con una persistenza che sorprende per la categoria e restituisce una sensazione di equilibrio più che di sottrazione. 30 grammi/litro il residuo zuccherino.

Franc Lizêr Spumante Rosé (No Alcol)

Uvaggio: GLERA CON QUOTA DI MERLOT KHORUS

Composizione suolo: Alluvionale, a prevalenza sabbiosa con presenza di marne arenarie e argille.

Vinificazione: Criomacerazione prefermentativa; vinificazione separata; breve contatto con le bucce del merlot khorus; affinamento minimo sei mesi sulle fecce fini; dealcolazione tramite filtrazione a membrane selettive; presa di spuma con rigassificazione tecnica.

Data Degustazione: 18/11/2025

Degustazione: Rosa tenue e luminoso alla vista. Il naso è più articolato rispetto al Blanc de Blancs: fragolina di bosco, lampone fresco, melograno, rosa canina e una leggera vena erbacea che dona freschezza e dinamismo. In bocca il contributo del merlot khorus si fa sentire subito, conferendo maggiore rotondità e volume. Il sorso è più morbido, meno verticale, ma resta ben bilanciato grazie a una freschezza costante. La bolla sostiene senza coprire, mentre il centro bocca mostra una piacevole sensazione fruttata, mai caricata. La chiusura è pulita, leggermente sapida, con un finale che alterna note di piccoli frutti rossi e agrumi, mantenendo una beva scorrevole e precisa. 40 grammi/litro il residuo zuccherino.

Franc Lizêr Opale Spumante Rosé (No Alcol)

Uvaggio: CHARDONNAY E MERLOT KHORUS

Composizione suolo: Alluvionale, a prevalenza sabbiosa con presenza di marne arenarie e argille.

Vinificazione: Criomacerazione prefermentativa; vinificazione separata; breve contatto con le bucce del merlot khorus; affinamento minimo sei mesi sulle fecce fini; dealcolazione tramite filtrazione a membrane selettive; presa di spuma con rigassificazione tecnica.

Data Degustazione: 18/11/2025

Degustazione: Alla vista mostra un rosa più intenso e brillante. Il bouquet è complesso e stratificato: fragoline mature, ribes rosso, scorza d’arancia, fiori secchi e una leggera speziatura dolce sullo sfondo. È un naso più riflessivo, meno immediato. Il palato è ampio e profondo, con una progressione che si sviluppa dal centro bocca verso il finale. La texture è setosa, la bolla quasi cremosa. L’equilibrio tra freschezza e morbidezza è ben calibrato, e il sorso non perde mai definizione. La chiusura è lunga, pulita, con un ritorno agrumato e una sensazione complessiva di eleganza più che di leggerezza. 35 grammi/litro il residuo zuccherino.

Franc Lizêr Opale Rosato Fermo (No Alcol)

Uvaggio: MERLOT KHORUS 100%

Composizione suolo: Alluvionale, a prevalenza sabbiosa con presenza di marne arenarie e argille.

Vinificazione: Criomacerazione prefermentativa; macerazione breve e delicata; estrazione tannica controllata; affinamento minimo sei mesi sulle fecce fini; dealcolazione tramite filtrazione a membrane selettive.

Data Degustazione: 18/11/2025

Degustazione: Rosato brillante e limpido. Al naso si presenta pulito e preciso, senza deviazioni vegetali: fragolina matura, ciliegia, susina fresca e una nota agrumata che richiama l’arancia sanguinella. Il profilo aromatico è lineare ma ben definito. In bocca il vino sorprende per struttura. L’ingresso è morbido, ma subito sostenuto da una lieve trama tannica che asciuga il sorso e ne definisce il ritmo. Il centro bocca è equilibrato, mai dolce (35 grammi/litro lo zucchero residuo), con una sensazione tattile che restituisce sensazioni “convenzionali”. Il finale è asciutto, pulito, con una persistenza moderata ma coerente, ed un accenno minerale che richiama la tipicità del territorio.

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