GIEMME – Vinitaly 2019: i nostri migliori assaggi [parte seconda]

Articolo pubblicato a maggio 2019 su Gastronomiamediterranea.com (https://bit.ly/2C1pJBH)

Il Vinitaly 2019 è stato un’occasione professionalmente proficua non solo per i buyers stranieri ma anche per noi giornalisti. Riprendiamo il resoconto dei nostri migliori assaggiLunga sosta in Alto Adige, partendo dal Pinot Nero di Montagna della Famiglia Pfitscher utilizzato per produrre il loro primo Blanc de Noir 2014, quasi 5 anni sui lieviti e in uscita ad ottobre. Per l’esordio una limitatissima produzione, solo 1.000 bottiglie, un gioco che visti i risultati potrebbe diventare un punto fermo della loro produzione.

D’ora in avanti Cantina Tramin non sarà ricordata solo per un super Gewürztraminer ma anche per il Troy Chardonnay Riserva 2015, la nuova etichetta con cui la cantina si confronta con i grandi Chardonnay del mondo. Un vino dall’impronta alpina che nasce da vigneti in quota, sul versante orientale del massiccio della Mendola. Nell’antica lingua locale significa “sentiero”, nome scelto per evocare il lungo percorso compiuto dalla storica azienda altoatesina. Il vino fa la fermentazione alcolica e malolattica in barrique e dopo 11 mesi sui lieviti in barrique, viene travasato in contenitori di acciaio per un’ulteriore maturazione sui lieviti di 22 mesi. Al naso si presentano note floreali e agrumate, un po’ di menta e sentori tipici della tostatura del legno. Incredibile freschezza e sapidità, oltre ad un finale molto lungo.

Hans Terzer, winemaker che dal 1977 guida la Cantina San Michele-Appiano, sulla scia del successo dell’anno scorso continua a presentare la sua personalissima “The Wine Collection”. Quest’anno per la prima volta un vino rosso entra nella linea esclusiva delle limitatissime produzioni della Cantina. E così ecco il Pinot Noir Riserva TWC 2015, solo 2.500 bottiglie, uve selezionatissime provenienti da due cru, il “Rungg” a Cornaiano e l’altro ad Appiano Monte, fermenta per circa 20 giorni, follatura soffice e maturazione di un anno sia in barrique sia in tonneau, infine ulteriori 12 mesi in botti da 12 hl. Lo caratterizza un colore rosso rubino brillante e al naso vi è l’immediato richiamo ai frutti di bosco ed una sensazione di ciliegie mature. Bocca di grande eleganza, ricchezza, il frutto è ben presente, quasi masticabile, il finale lungo, sapido e persistente. Presentata anche la nuova annata del Sauvignon TWC 2016: probabilmente sia l’annata più regolare sia alcune differenza nell’affinamento (mix di legni diversi e 6 mesi in più in acciaio sulle fecce nobili) lo hanno reso più elegante, vibrante e leggiadro rispetto alla versione 2015.

Per Kellerei Bozen il Vinitaly significa anche festeggiare con i propri clienti e appassionati la nuova cantina inaugurata ufficialmente sabato 6 aprile. Cantina Bolzano diventa così la prima cantina cooperativa certificata CasaClima Wine®: un progetto all’avanguardia sia dal punto di vista architettonico sia del risparmio energetico e sostenibilità. Un sistema a gravità lungo l’intero processo produttivo permette di lavorare nel modo più naturale possibile, minimizzando l’utilizzo di movimentazioni meccaniche, al fine di preservare la qualità delle uve conferite dai soci. Non poteva mancare, quindi, un brindisi con due dei vini più rappresentativi dell’intero Alto Adige, il Sauvignon Riserva 2016, meravigliosamente fruttato, delicatamente floreale e con quel tocco in più di fresca brezza di montagna, ed il Lagrein Taber Riserva 2016, “semplicemente tanta roba” come abbiamo sentito dire da un gruppo di operatori presenti allo stand. Condividiamo in toto!

Lasciamo il Südtirol facendo visita ad Andrea Moser, Kellermeister di Kellerei Kaltern, per approfondire Project XXX (eXplore – eXperiment – eXclusive) e conoscere meglio le etichette che fanno parte di questo progetto di ricerca, sperimentazione, esclusività, che identifica vini innovativi, unici e creati in edizione limitata. È il terreno dove Andrea praticamente libera tutte le idee e fantasie enoiche. Metamorphosis 2016, un Sauvignon biodinamico proveniente dagli stessi cru del Quintessennz, fa 15 giorni sulle bucce nel Clayver (contenitore di forma sferica in gres porcellanato) con continue follature e senza aggiunta di solforosa. Il risultato dopo la svinature era pessimo, come dischiarato dallo stesso Andrea: “il vino puzzava!” Ed è così che invece di buttarlo ha deciso di travasarlo in un tonneau, munirsi di pazienza e aspettare più di due anni. 666 bottiglie che si sono trasformate da bruco in farfalla: un’esotica, speziata, intensa e potente metamorfosi sul Lago di Caldaro. Into the wood 2017 è la Schiava 100% elevata in legno, solo tre barrique, rispettivamente di 1°, 2° e 3° passaggio, con le uve che provengono da uno dei vigneti più vecchi. 999 bottiglie che guadagnano in eleganza, perdono in struttura e assomigliano tanto a un “piccolo Pinot Noir con un po’ di ciccia in più”. Resistant 2017 è il primo Piwi targato Kaltern, un vero e proprio esperimento, con Souvignier Gris e Bronner in parti uguali. Dal punto di vista commerciale non è una linea che ad oggi rientra nelle priorità della Cantina, ma è l’occasione per studiare meglio questa tipologia di vitigni anche in vista di un inserimento dei Piwi tra i vitigni ammessi nella doc Alto Adige.

Per Michel Rolland, l’enologo francese considerato tra i più autorevoli del panorama internazionale, non sarà stato semplice accettare la sfida lanciata da Marco Caprai 4 anni fa, ovvero valorizzare al massimo il territorio di Montefalco coniugando la qualità sia dei vini rossi sia dei vini bianchi come solo i grandi territori di vino del mondo riescono a fare. Il motivo è semplice: proprio quest’anno il Sagrantino Montefalco 25 anni 2012 Arnaldo Caprai, non ancora targato Rolland, è rientrato tra i top 100 vini italiani selezionati dalla prestigiosa rivista americana Wine Spectator per OperaWine, quindi Michel dovrà superarsi. Dovremo attendere ancora qualche mese per vedere i risultati sull’annata 2015 ed in particolare sul 25 anni. L’obiettivo è di rendere questo vino seducente, smussandone le peculiari ruvidità ma preservandone il carattere, allargandone la schiera di consumatori abituali che non sempre nelle annate difficili riescono ad apprezzare la forza, il carattere, la complessità (ad esempio) del Sagrantino Montefalco 25 anni 2014 assaggiato durante quest’edizione. Risultati già più che soddisfacenti per il Grecante Colli Martani Doc 2018, un Grechetto di Montefalco dalla grande personalità e carattere, morbido, pieno e caratterizzato da una sapidità importante.

Chiudiamo con il sogno che hanno molti eno-appassionati, quello di avere una vigna: lo stesso, in fondo, di molti enologi che per anni hanno fatto il vino degli altri. Tra questi Carlo Ferrini, che dopo anni a camminare tra le vigne di Sangiovese, il suo primo amore, ha finalmente trovato agli inizio del nuovo millennio la sua vigna nel territorio di Montalcino. Cinque ettari e mezzo, che nel nome, Giodo, rende omaggio ai genitori Giovanna e Donatello. La sua prima vendemmia è quella del 2009. Le vigne vecchie sono riservate al Giodo Brunello di Montalcino, mentre gli appezzamenti più giovani al Giodo Igt Toscana. Di quest’ultimo nell’annata 2017 il Sangiovese è più immediato, fresco ma sempre elegante. Il Brunello 2014 ovviamente ha una complessità e profondità diversa, certo è un Brunello più sottile rispetto al solito, ma sempre di gran classe e persistenza. Inoltre Ferrini in questi ultimi anni non ha resistito al fascino dell’Etna e quindi del Nerello Mascalese. Nasce così Alberelli di Giodo da vigne di 70/80 anni, a dimora a quasi 1.000 metri in 8 micro-appezzamenti per un totale di poco più di un ettaro. Un millesimo, il 2017, caratterizzato da una grande freschezza ed equilibrio.

Chiudiamo così questo Vinitaly 2019 dando appuntamento all’edizione numero 54 in programma dal 19 al 22 aprile 2020, ovviamente, sempre a Verona.

[Photo Credit: Antonio Cimmino]

 

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