PDV – WineXmas Pills #5 – 5 VINI DA VITIGNI PIWI

Articolo pubblicato a dicembre 2020 su IlProfumoDellaDolceVita.com  (https://bit.ly/3jzjBHl)

Iniziamo una nuova settimana con l’appuntamento WineXmasPills #5, cinque come i vini che vi presenteremo oggi. Una selezione di bottiglie accomunate dall’attenzione all’Environmental Health and Safety dell’intero ecosistema enologico.

Se guardiamo agli eventi atmosferici di questi ultimi anni, è indubbio e ormai molto discusso il tema dei cambiamenti climatici che influiscono, nel bene e nel male, sulle attività dell’uomo e sul benessere del nostro pianeta, viticoltura compresa. Condizioni estreme che impattano sulla salute della vite che hanno portato molti produttori a “proteggerla”, soprattutto dalle due malattie più comuni come la peronospora e l’oidio, facendo sempre più spesso un uso indiscriminato di prodotti fitosanitari.

Una soluzione più “sana” potrebbe essere quella di produrre vino da alcune nuove varietà ibride resistenti alle crittogame, le malattie fungine, eliminando così erbicidi e pesticidi dai vigneti. Questi vitigni in gergo sono detti PIWI acronimo di quel PilzWiderstandsfähige che in tedesco significa proprio resistenti agli attacchi dei funghi.

Illegali, o quasi, in tutta Italia fino ad una quindicina di anni fa, in Germania già dal 1950 (presso l’Istituto di viticultura di Friburgo) si studiano tali varietà e dagli anni ‘70 si è iniziato a pensare di utilizzarli per produrre vino da immettere sul mercato. In Italia anche l’Università di Udine e l’Istituto di Genomica Applicata hanno messo a punto degli altri vitigni resistenti alle malattie ed hanno affidato la commercializzazione ai Vivai Cooperativi di Rauscedo.

Da un punto di vista di costo di produzione, il loro utilizzo permette di ottenere dei buoni risparmi grazie al non uso dei trattamenti in vigna, con un conseguente minore impatto ambientale, e possono anche essere impiantati in territori angusti, difficili da lavorare, su grandi pendenze, dove è impossibile utilizzare mezzi meccanici, ed in tanti di questi casi hanno salvato e stanno salvando la vita dei viticultori abbattendo in modo drastico gli incidenti mortali dovuti proprio a cadute/ribaltamenti dei mezzi agricoli.

Nei prossimi anni varietà bianche come Solaris, Bronner, Johanniter, Souvignier Gris, Muscaris, o rosse, Cabernet Carbon, Cabernet Cortis, Merlot Kantus, Merlot Khorus, Prior, Regent saranno la normalità, ovviamente sempre abbinati ai classici nomi dei vitigni autoctoni e internazionali.

ZERO INFINITO FRIZZANTE COL FONDO POJER E SANDRI

Iniziamo la conoscenza di questi vini con ZERO INFINITO,un bianco frizzante, metodo ancestrale, da uve Solaris (incrocio di Seyve-Villard x Riesling x Pinot Gris e Zaraya Severa x Muscat Ottonel) da agricoltura biologica dell’alta Val di Cembra (800/900 metri s.l.m.). Il colore è molto influenzato da come si consuma questo vino, che può essere degustato limpido (decantare in caraffa) o con i propri lieviti in sospensione (agitare prima dell’uso per chi lo ama nella versione rustica contadina). Nel primo caso alla vista si presenta di un colore giallo paglierino, nel secondo caso Mario Pojer, il produttore in coppia con Fiorentino Sandri, lo ha definito color sciroppo di sambuco. Al naso un tripudio di fiori e frutta, sambuco, pera, ananas, mela golden, albicocca, il tutto accompagnato dalla freschezza del pompelmo bianco e da note sapide. Al palato è succoso, fragrante e si ritrova una lieve astringenza e tanta acidità (2,97 di PH e oltre 10 g/l di totale). Zero ad indicare il frutto della vite trasformato in vino, senza alcuna aggiunta esogena, Infinito come la sua persistenza.

Un vino da accompagnare con antipasti a base di salumi. Per gustarlo al meglio servire ad un temperatura di 8° – 10°C. Poco più di 80 q.li. la sua produzione per ettaro. Tenore alcolico del 12,0%. La particolare etichetta è dell’artista trentino Rolando Trenti, ma il tutto è nato da un’idea di Francesco Arrigoni, compianto giornalista e scrittore, scomparso quasi vent’anni fa. Da bere subito, anche perché è uno di quei vini quasi sempre sold-out vista la sua facilità di beva.

CEREALTO BIANCO 2018 TERRE DI CEREALTO

Terre di Cerealto è stata tra le prime realtà in Veneto a crederei e a piantare solo vitigni resistenti. CEREALTO BIANCO è un bianco fermo da blend di uve Johanniter (60%) e Bronner (40%) coltivate a 700 metri di altitudine nella Valle dell’Agno (VI) ai piedi delle piccole Dolomiti, e prodotto per la prima volta nel 2017. Nel millesimo 2018 le condizioni climatiche sono state estremamente favorevoli e la perfetta maturazione delle uve ha esaltato le loro peculiarità: carattere e personalità per lo Johanniter (vitigno ottenuto da un incrocio di diversi Riesling) e finezza ed eleganza per il Bronner (incrocio del vitigno Merzling con il Sankt Laurent). La vinificazione è separata, in febbraio i mosti vengono assemblati per svolgere la fermentazione malolattica, mentre l’affinamento, con sosta sulle fecce fini di oltre 10 mesi oltre ad un riposo in bottiglia di circa 3 mesi, è atto ad aumentarne la longevità. È perfetto da aperitivo o in abbinamento a piatti a base di pesce, in particolare crudo, e verdure fresche. Per gustarlo al meglio servire ad un temperatura di 10° – 12°C.

VIN DE LA NEU 2016 NICOLA BIASI

Il VIN DE LA NEU 2016 è lo Johanniter in purezza, allevato ad alberello, di Nicola Biasi, giovane enologo molto quotato tra gli addetti ai lavori, che negli ultimi anni si sta dedicando ai vitigni resistenti. Così che nella sua Val di Non, a 1.000 metri di altezza, ha preso in affitto dal padre un piccolissimo fazzoletto di terra coltivato a meleto di soli 1.000 mq per produrre quello che riteniamo essere tra i migliori vini da PIWI, in Italia e non. Il sesto d’impianto (1.00 m x 0.60 m) è di una densità fuori dal comune, visto che può ospitare fino a 16.600 piante per ettaro, seppur la sua resa è molto bassa, circa 50 hl/ha, per far sì che si ottengano degli acini che concentrino al meglio le caratteristiche di un territorio di montagna più unico che raro.

Il nome lo si deve alla famosa nevicata del’11 ottobre del 2013, il giorno dopo Nicola vendemmiò sotto la neve quello che sarebbe diventato un’emozionante vino di montagna, che fermenta e affina un anno in barrique di rovere francese, oltre a ulteriori 12 mesi in bottiglia prima della messa in commercio. Solo 440 bottiglie e 30 magnum la produzione totale. Fresco, sapido, morbido, gran corpo ed eleganza sopraffina.

Un vino gourmand che ben si accompagna a molti piatti, ma in questo caso godetevelo così com’è. Ottimo anche con carni bianche o formaggi grassi. Per gustarlo al meglio servire ad un temperatura di 8° – 10°C in calici per vino bianchi di media ampiezza.

VINO DEL PASSO 1250m 2019 LIESELEHOF

In lista non poteva mancare un vino della Tenuta Lieselehof, prodotto insieme ai figli Julian e Maximilian, da quel Werner Morandell considerato il pioniere sudtirolese dei PIWI, nonché autore di Vitigni Resistenti, il libro di riferimento per chi vuole approfondire la conoscenza dei Piwi. Morandell è anche l’ideatore di un nuovo marchio, Green Mountain Wine, presentato circa 3 anni fa che vuole distinguere le produzioni di montagna da vitigni resistenti delle province di Bolzano, Trento e Belluno da quelle prodotte in zone collinari o pianeggianti di aziende di grandi dimensioni. Questo nuovo marchio garantisce vini di qualità assoluta e richiede uve Piwi al 100%, il divieto dell’uso di erbicida chimico oltre che la produzione di uve nei limiti dei valori descritti proprio nel libro Vitigni Resistenti.

Il VINO DEL PASSO 1250m 2019 è 100% Solaris, le cui uve, come suggerisce il suo nome, maturano sul prato di un’alpe vicino al Passo della Mendola ad un’altitudine di 1.200-1.300 mt. A tale altitudine, per ogni ramo vi sono soltanto da uno a due grappoli di piccole dimensioni, con acini altrettanto piccoli. Per una qualità del vino ottimale, il carico per ogni vite non dovrebbe superare il mezzo kilo. Occorre pertanto l’uva di almeno due viti per ottenere una bottiglia di vino!

La percezione visiva è irradiata da un fascio di luce color fieno incredibilmente luminoso e brillante. Nella sua complessità l’olfazione è più unica che rara. È un concentrato di note citrine di lime e pompelmo. Il floreale non è invadente ma accompagna costantemente un’olfazione in continua evoluzione, dove il fruttato giallo e tropicale vira dolcemente su delle note di miele d’acacia. Meravigliosi profumi di malga si susseguono, si rincorrono e si fondono in una balsamicità da ginepro, menta ed eucalipto. Una stuzzicante e piccante speziatura e una nota iodata a giustificazione per non staccarsi mai dal calice. Il sorso è audace, a tratti spiazzante. Una percezione gustativa che si arrampica sulle vette della magnificenza con forza ed eleganza. L’acidità è tagliente come la punta di un rampone da ghiaccio. Pieno e corposo, si muove agile sul palato. La polvere di gesso è il suo grip minerale. I granelli di sale per un finale sorprendentemente lungo. Puro vino di montagna con il mare dentro. (*)

Si consiglia di berlo ad una temperatura di 12°C. In inverno ci si può spingere fino ai 14° C. Ideale con carni bianche e pesce speziato, ma per un Natale un po’ etnico abbinatelo a qualche tipico piatto della cucina asiatica. Regge bene anche il tempo, fino ai 10 anni.

KONTI-KI IGT VENETO CANTINA PIZZOLATO

È dalla sua fondazione nel 1985 che la Cantina Pizzolato di Villorba (Treviso) ha abbracciato la causa del biologico, visione che all’interno della filosofia aziendale non è solamente un metodo di conduzione agronomica, ma diventa un vero e proprio stile di vita adottato in primis da Settimo Pizzolato, patron dell’azienda. Nel 2017 ha dato inizio ad una sperimentazione sui PIWI piantando circa 16.000 nuove barbatelle su una superficie di oltre 4 ettari.

KONTI-KI è un rosso da Merlot Khorus (MERLOT X 20-3), Cabernet Cortis (Cabernet sauvignon x Solaris) e Prior (diversi incroci tra i quali Pinot Nero e e Merzling). Dai profumi intensi, armonici, speziati con note tipiche della frutta rossa. Il suo nome ha preso ispirazione dal Kon-Tiki, la zattera usata dall’esploratore e scrittore norvegese Thor Heyerdahl nella sua spedizione nel 1947 attraverso l’Oceano Pacifico, dal Sud America alle isole della Polinesia.

Alla vista si presenta di un color rosso rubino molto carico e intenso, mentre il suo gusto è deciso e nel complesso molto equilibrato. Per gustarlo al meglio servire ad un temperatura di 16° – 18°C in calici ampi per vini rossi strutturati. A Natale abbinatelo al tipico bollito di manzo servite con salse molto saporite, tra cui non può mancare la piccante salsa al cren, preparata con il rafano.

POJERESANDRI.COM
TERREDICEREALTO.IT
VINDELANEU.IT
LIESELEHOF.COM
LACANTINAPIZZOLATO.COM
Crediti Fotografici: Pojer e Sandri; Terre di Cerealto; Vin de la neu; Lieselehof
(*) Note di degustazione redatte dall’autore per l’App Vinoway Wine Selection 2021

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